Tradimento e Amore senza fine in “Cold War”

29 gennaio 2019

La guerra fredda di Pawel Pawlikowski, è ispirata con libera reinvenzione alla vita dei suoi genitori, che trovano nella sua pellicola un profondo e delicato omaggio.


Questa romantica epopea del regista polacco, ha conquistato lo scorso Festival di Cannes vincendo la Palma d’Oro per la miglior Regia, e lo scorso dicembre ha trionfato agli ultimi European Film Awards con ben cinque premi (film, regia, attrice, sceneggiatura e montaggio).

 

Come “Roma” di Cuaron, anche il capolavoro del cineasta europeo, è avvolto da un bellissimo bianco e nero, e racconta una storia d’amore tormentata e vissuta al massimo nonostante le schermaglie sentimentali e le avversità della Storia.

 

In più le tre nomination ai prossimi Academy Awards (regia, fotografia e film straniero), lo rendono il primo film polacco plurinominato ai premi oscar, dai tempi di “Tre colori film rosso” del genio Kristof Kieslowski, oltre a quelle (altrettanto prestigiose. Anche se già il lavoro precedente di Pawlikowski, “Ida”, si era portato a casa il premio come miglior pellicola straniera. Il sapore del melodramma narra la struggente storia d’amore di Wiktor (Tomasz Kot) e Zula (Johanna Kulig) dal 1949 al 1964.

 

Quindici lunghi ed intensi anni in cui i due si prendono, si mollano, si odiano, si amano follemente riprendendo il giro da dove tutto era partito. Ma la Storia farà il suo corso facendo ritrovare entrambi nel punto da dove sono partiti, verso un epilogo impensabile e forse inevitabile, con notevoli echi della poetica di Tarkovskij, tra la silente natura della campagna polacca, e il tormento dell’anima dei due protagonisti.

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