Una premessa – doverosa o meno che fosse – sul perché di questa intervista tra Fabio Fazio e Gino Cecchettin, un dialogo quasi sussurrato, accompagnato dalla voce incrinata e un abbraccio collettivo.
Dell’ospitata di Gino Cecchettin a Che tempo che fa si è detto tutto e il contrario di tutto, fino ad oltrepassato il limite e culminando con una serie di querele per diffamazione. Ognuno si è sentito in dovere di giudicare il perché, a scatola chiusa, senza nemmeno dare il beneficio del dubbio ad un padre che vuole solo rimanere vivo e dare un senso, se un senso lo può avere, alla morte della figlia.
Mai una parola fuori posto o sopra le righe, Fazio conduce la chiacchierata in punta di piedi, in modo anni luce diverso da quell’aberrante intervista dell’inviata della Sciarelli durante Chi l’ha visto?
Non si fa mai menzione a dettagli macabri e che, per qualche giornalista da strapazzo, potrebbero risultare succulenti. Lascia la parola a Gino, si inserisce il meno possibile, dandogli la possibilità di parlare al cuore delle persone.
Sono quarant’anni che Fabio Fazio fa questo mestiere, senza mai cavalcato l’onda della cronaca. Ha solo acceso dei fari, uno ieri sera e uno con il caso Regeni, perché era giusto farlo. Fari che non spegnerà mai, perché una cosa è certa, la disponibilità annunciata domenica sera a dare visibilità a qualunque iniziativa di Gino Cecchettin è concreta e non data così tanto per dire.
Ebbene Che tempo che fa, ancora una volta, porta a casa un bel momento di servizio pubblico in un’emittente privata, mentre la Rai si lecca le ferite dopo aver tentato in ogni modo di boicottarlo. Non scandalizzatevi se macina ascolti record anche su Nove, provate semmai ad imparare che al sensazionalismo è sempre meglio lasciare il passo ad una buona dose di preparazione e umiltà.
Lo ha capito Gino Cecchettin che ha scelto proprio il programma di Fabio Fazio per entrare per la prima volta in uno studio televisivo, ma in realtà l’hanno capito anche tutti gli altri che fino ad oggi sono andati a trovarlo, come se nulla fosse successo, come se nulla fosse cambiato. Del resto, non importa dove si va, ma da chi.
Classe 1991, laureata in giurisprudenza, ma con la passione per la scrittura e la televisione.
Dal 2015 scrive per il Titolo e cura la rubrica Tele dico in Tv su TitoloTv, dove ogni settimana cerca di analizzare la televisione di oggi. Le sue critiche sono sempre costruttive e mai distrutte perché dietro a qualunque lavoro, anche il peggiore, ci sono lavoratori e idee che meritano di essere rispettate.



