Dalla Secchia rapita alla secchia asfaltata

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Un ricordo storico di Bologna incautamente ricoperto dal catrame ma riscoperto a coloro che non ne sapevano della sua esistenza.


Tutto è bene quel che finisce bene, intitolava una commedia William Shakespeare ispirandosi ad una novella del Boccaccio. E dalle conclusioni sembrerebbe finire nel migliore dei modi anche questo evento di mezza estate bolognese.  In tutta onestà, bisogna fare un salto indietro nel tempo di appena pochi giorni, fin quando in redazione, il 14 agosto, da parte di alcuni nostri lettori, ci sono giunte le prime segnalazioni, corredate anche di materiale fotografico.

 

Il nostro primo pensiero è stato darne subito una prima news, utilizzando i social e avvisando chi di dovere di questo “oscuramento” storico culturale. A tale episodio però, ci siamo posti alcune domande e che hanno prontamente trovato risposta, grazie alla disponibilità dell’Onorevole Galeazzo Bignami.

E’ di questi giorni che una testimonianza storica come la botola della Secchia Rapita è stata infelicemente coperta dalla nuova pavimentazione stradale. Com’è potuto succedere secondo lei tutto questo?

 

Parliamo ovviamente di un episodio che non costituisce uno dei problemi più gravi della città di Bologna, tuttavia credo che dia la misura del disinteresse con cui vengono rispettate le nostre tradizioni e la nostra storia, anche quando vengono eseguiti dei lavori pubblici.

 

Spesso, ci troviamo di fronte alla noncuranza di tali testimonianze storiche, anche il sigillo di travertino, posto a ricordo della battaglia di Zappolino nel lontano 1325, in via Saffi all’altezza del civico 43, ne fa le spese. Che cosa bisognerebbe fare per mantenerle vive e curate con una certa attenzione?

Investire in cultura, non solo per scopi turistici che sono certamente importanti per l’economia della città, ma anche per far conoscere ai bolognesi la propria città e le proprie tradizioni. Già che oggi l’unica testimonianza di quella vicenda sia costituita da un sigillo in mezzo alla strada, dà da pensare. A Modena la Secchia è custodita in Comune in una teca allarmata e protetta da cordoni distanziatori…

 

Il nostro paese si trova a fronteggiare diversi problemi, economici, strutturali e sociali. Bologna è una di quelle città che non è esente da tali problematiche. Storia e tradizione, in che misura possono fare la differenza?

Sono fondamentali, perché costituiscono un antidoto al decadimento dei costumi e della convivenza civica. Senza sapere quali sono le nostre storie, le nostre radici, le nostre tradizioni non possiamo apprezzare quel che abbiamo intorno e capirne il valore, comprendendo che nulla di questa città è scontato, ma che è frutto di scelte, sacrifici, energie spese per Bologna da chi in Bologna ci ha creduto.

 

Parliamo anche di integrazione. La nostra nazione è anche tra quelle che accolgono un gran numero di extracomunitari. Per favorire il loro inserimento nella società ospitante, insegnare la nostra storia e le nostre tradizioni, possono portare un giovamento?

Su questo tema mi rendo conto di essere parecchio rigido. Non penso sia un problema di integrazione, penso sia un problema di sostenibilità dell’accoglienza. Purtroppo gli esempi di integrazione sono modesti e benché additati come esempi virtuosi in realtà l’esempio è quello di comunità straniere che vogliono mantenere le proprie tradizioni. Il che esclude che se ne possano acquisire altre.

 

Tornando alla Secchia Rapita, ormai ironicamente questi giorni battezzata la Secchia asfaltata, l’attuale amministrazione comunale, dopo il rilevamento dell’esecuzione dei lavori di asfaltatura, ha programmato con la ditta esecutrice di eseguire il ripristino e quest’ultima, si accollerà dei costi. E’ normale che non vi siano stati dei dettagli tecnici prima dell’esecuzione dei lavori?

Alfredo Cazzola una volta mi disse che il problema non è come vengono eseguiti i contratti, ma come vengono scritti. Evidentemente quanto avvenuto si fonda su un contratto che lascia spazio a questi errori. E’ positivo che l’amministrazione si sia accorta del danno, ma adesso mi auguro che non si accontenti di togliere un pezzo di asfalto facendo riemergere il sigillo, magari creando una scalinatura nell’asfalto pericolosa per moto, scooter e quant’altro. Sarebbe il danno oltre la beffa.

 

Mentre a Bologna, questo ricordo storico viene inspiegabilmente asfaltato, a Modena come ha anche precisato Lei in precedenza, la Secchia è custodita in una teca ben protetta da allarmi. Lo stesso ricordo storico, ma due modi diametralmente opposti nella custodirli. Come se lo spiega?

Volendo sdrammatizzare potrei dire che visto che i modenesi vivono all’ombra di Bologna hanno giustamente valorizzato il simbolo dell’unico episodio in cui sono riusciti a metterci un po’ in difficoltà. Fanno bene, perché più che un evento raro, è unico.

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