Moby ieri e oggi

“Always Centered at Night” esprime l’anima crepuscolare del musicista e produttore newyorkese, con la collaborazione di 13 artisti, in attesa di tornare sui palchi per celebrare i 25 anni di “Play”, album pietra miliare del pop contemporaneo.


Continuare ad essere Moby, nonostante tutto, anche nel 2024. Può sembrare un obiettivo banale, eppure non è scontato continuare a fare il proprio mestiere, dare sfogo alle proprie passioni e trasformarle in arte in un contesto musicale e artistico completamente diverso da quello degli anni ’90.

 Venticinque anni fa’ la vita del dj, musicista e produttore è cambiata completamente, travolta dal successo incredibile di “Play”, un disco tutto importante, rilevante, dal quale sono stati tratti singoli vincenti come “Natural Blues” o “Porcelain”, inaugurando una lunga e inarrestabile presenza dei suoi brani in spot, film e serie televisive.

Moby non ha mai voluto vivere artisticamente di rendita, rischiando e anche fallendo diverse volte, mantenendo un profilo basso anche quando veniva preso di mezzo, che fossero le provocazioni di Eminem o le stroncature della stampa.

In “Always Centered at Night”, ventiduesimo album in studio, Moby sfodera il mestiere di produttore collezionista di voci, citazionista e appassionato musicale, inguaribile romantico crepuscolare e appassionato di elettronica.

La cifra malinconica prevale, a partire dalla struggente “On air”, dove la voce toccante dell’artista gospel Serpenteithfeet esprime tutto il romanticismo e la fragilità.

“Dark days” è un mantra musicale sorretto da una Lady Blackbird che si conferma una delle voci più passionali e vibranti del momento, mentre “Where is your pride” è un omaggio postumo allo scrittore, poeta, cantante e religioso britannico Benjamin Zephaniah.

Un po dj e un po’ musicista, Moby porta nel suo mondo notturno voci migranti di seconda generazione come Gaidaa, artista sudanese emigrata in Olanda nel brano “Transit” che richiama Air e Massive Attack.

C’è la meditativa “Preciuos thing”, ritroviamo il ritmo in “Should sleep” con J. P. Bimeni, londinese d’adozione rifugiato dal Burundi. “Medusa” ci porta al drum and bass di almeno vent’anni fa’ con il contributo di Aynzli Jones, giamaicana residente a Londra.

Sul finale il disco ci porta in un limbo tra il meditativo e il sonnecchiante, chiudendo con la ballata jazz “Ache for”, cantata da Jose James che ci porta a Minneapolis.

“Always Centered at Night” è un disco libero, spontaneo che non vuole essere in nessun modo furbo o forzatamente contemporaneo, con Moby nel ruolo di regista, allenatore che mette in campo 13 voci notevoli che rappresentano la natura cosmopolita musicale mondiale.

In tour suonerà il suo storico album “Play” uscito 25 anni fa’ perchè è questo che il grande pubblico vuole, ma Moby sa raccontarci anche il suo presente, perfettamente coerente e consequenziale al suo glorioso passato.

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Fabio Alberti

 

 

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