Un percorso personale diventa impegno collettivo tra ricerca, testimonianze e nuovi servizi per i pazienti.
Francesco Tabacco racconta l’origine del suo impegno con la naturalezza di chi ha trasformato un’esperienza familiare in una missione pubblica. Dopo anni nella comunicazione universitaria, l’incontro con la sclerosi multipla attraverso la malattia della moglie lo spinge a entrare nel mondo del volontariato, fino a diventare una delle voci più attive dell’Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla.
La patologia, che in Italia coinvolge oltre 120.000 persone e colpisce soprattutto giovani adulti, resta complessa e ancora in parte misteriosa. Proprio questa complessità ha alimentato il dibattito scientifico attorno alla CCSVI, l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale individuata dal professor Paolo Zamboni tra il 2006 e il 2007.
La scoperta, validata nel 2009 dalla principale società mondiale di flebologia, ha aperto una nuova linea di ricerca: secondo una recente metanalisi indipendente, la CCSVI risulta tre volte più frequente nei pazienti con sclerosi multipla rispetto ai soggetti sani. Un dato che non chiude il confronto scientifico, ma lo rende più articolato.
Accanto alla ricerca, l’associazione guidata da Tabacco ha costruito negli anni una rete di servizi concreti: fisioterapia, supporto psicologico anche a distanza, iniziative territoriali e progetti come “La comunità che cura”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. La presenza a Expo Sanità e l’apertura del nuovo bando del Servizio Civile — che offre a sei giovani un’esperienza formativa riconosciuta e retribuita — confermano una realtà in crescita, capace di unire testimonianze, competenze e partecipazione.
L’invito finale è semplice e diretto: informarsi, partecipare, sostenere. Perché dietro ogni percorso di cura c’è una comunità che può fare la differenza.



