Una visita “aumentata” per scoprire le terramare

Una visita “aumentata” per scoprire le terramare

Svelati i segreti dell’abitato e delle necropoli di Montale al Parco Archeologico (Modena).


C’è un punto in cui l’archeologia smette di essere solo “racconto del passato” e torna ad essere “esperienza” per il visitatore, al quale viene restituita la percezione di un mondo scomparso. Succede al Parco della Terramara di Montale, nel Modenese (https://www.parcomontale.it/), dove la nuova sezione di realtà aumentata inaugurata il 4 aprile aggiunge un tassello importante a uno dei più interessanti esempi italiani di museo archeologico all’aperto.

Il cuore del nuovo intervento si trova proprio ai piedi della chiesa di S. Michele Arcangelo, nell’area dello scavo archeologico dell’abitato terramaricolo. Durante la visita immersiva, le tracce archeologiche conservate nel terreno prendono voce attraverso proiezioni, ledwall, ricostruzioni tridimensionali ed effetti sonori che accompagnano il pubblico dentro la storia del villaggio, dalla fondazione fino all’abbandono.

Le prime abitazioni sorte qui 3500 anni fa, rivivono virtualmente. La sequenza archeologica, la “stratigrafia” si trasforma in qualcosa di vivo, un viaggio nel tempo, nella vita quotidiana degli abitanti di questo tratto di pianura. Si tratta di un esempio eccellente di come la tecnologia non sia il fine, ma strumento, se orchestrato sapientemente, dell’interpretazione e della percezione. Il Parco di Montale riesce così ad affrontare la sfida e a rendere comprensibile un sito complesso dell’età del Bronzo, legato alla civiltà delle terramare, senza ridurlo a una sequenza di pannelli o a lunghe descrizioni.

Le terramare, diffuse in Emilia e nella pianura padana centrale fra circa il 1650 e il 1170 a.C., erano villaggi fortificati circondati da fossato e terrapieno, organizzati secondo una maglia ordinata di abitazioni, spazi aperti, aree di lavoro e percorsi interni. Un sistema che per secoli è rimasto nascosto sotto quelle basse collinette artificiali che nell’Ottocento venivano scavate per ricavarne terreno fertile.

Il museo all’aperto di Montale ha già da tempo tradotto tutto questo in una ricostruzione a grandezza reale di parte del villaggio, con fossato, terrapieno e case arredate con copie fedeli di vasellame, utensili, armi e tessuti. Ma con la nuova installazione il racconto compie un passo ulteriore, restituendo ai visitatori anche la dimensione della vita e dell’evoluzione temporale. È un aspetto cruciale, perché la crisi e scomparsa delle terramare resta ancora oggi una questione irrisolta per gli archeologi, che non ha ancora trovato una spiegazione definitiva.

Inoltre l’esperienza completa anche un ulteriore percorso, dedicato alla necropoli e al rito funebre. Qui il visitatore cammina come lungo un sentiero funerario e assiste a una cerimonia che ha al centro un guerriero morto e la comunità che lo accompagna nel passaggio al mondo ultraterreno.

Dalle parole del professor Cardarelli, che ha seguito gli scavi del sito fin dagli anni ‘90, emerge con chiarezza il senso di questa ricostruzione, perché “non è vero che non si può raccontare la storia degli anonimi”, ma si può restituire al visitatore l’idea che quella delle terramare è “una storia collettiva”.

Quello che colpisce nel nuovo percorso di visita (realizzato  nell’ambito del progetto Open Air & Open Use, dedicato proprio all’accessibilità dei musei e sostenuto da risorse del PNRR e da fondi europei della Regione Emilia-Romagna) è l’attenzione non solo agli aspetti scientifici ma anche a quelli umani restituiti a questa civiltà troppo spesso raccontata in termini astratti.