“Quando meno me lo aspetto” celebra con onestà il ricordo, la fuga e il ritorno a casa, le radici, i sogni e le influenze musicali dell’artista.
Capita che non si voglia fare più album e poi ci si smentisca, capita di trovarsi a un passo dalla morte e poi ritrovarsi vivaci e creativi come non mai, capita di essere un regista di film horror, musicista e cantautore con una cifra solista propria ormai da anni, ma continuare a rappresentarsi al meglio legando il proprio nome al progetto Tiromancino.
“Quando meno me lo aspetto” è il titolo più esplicativo che si potesse fare per un disco inizialmente non pianificato e che è arrivato da solo, quasi una reazione ad un sistema che ritiene il formato album obsoleto e non abbastanza accattivante.
Le prime tracce “Scomparire nel blues” e “Sto da Dio” sono una metaforica fuga dalla banalità, una critica alla nostra vuota società, una presa di posizione di chi vuole continuare a creare arte liberamente senza l’ansia dei trend e della performance numerica.
L’episodio che nel 2024 lo ha portato, fortunatamente per un attimo poi superato, in fin di vita per una complicazione legata ad una banale operazione chirurgica, ha influenzato le tracce facendo venir fuori una franchezza palpabile ovunque.
A partire dalla romantica “Il cielo”, pensata quando guardava il soffitto in ospedale e scritta in corsia con Franco126, arrivando a “MI rituffo nella notte” dove riflette sul perdersi e ritrovarsi, fino alla dedica al fantomatico collega e alter ego “Tizzo”, Tiromancino cristallizza musicalmente il suo riconoscibile modo di scrivere come fosse un classico facendoci sentire in un luogo sicuro ma dandoci, con le parole, qualche piccolo scossone che fa la differenza.
“Gennaio 2016” non può lasciare indifferenti, perchè è il racconto di una svolta e una rinascita, la coincidenza con il recente trend dei social ha fatto il resto, decretando la fortuna, non del tutto scontata, del brano.
Le emozioni volano con “Quando meno me lo aspetto” e “Gli alieni siamo noi” dove il tema del viaggio, che sia terreno e intergalattico porta alla “serendipità” di poter incontrare realtà diverse dalle nostre, aprirsi al confronto, trasformando la fuga in rinascita.
Non sposta tanto i suoi consueti equilibri il rimpianto degli amori perduti in “Una vita” e il racconto di una malinconica faccia a metà di “Un amore così”, intrattiene con piacere l’inno all’innamoramento “Nuvole”, insieme a Simona Molinari.
“Quando meno me lo aspetto” è un disco che evita l’eterno giovanilismo del pop italiano e offre un punto di vista adulto e credibile per un autore che non cerca il colpo ad effetto ma punta all’intimità.
Non sappiamo se Federico Zampaglione possa essere definito un maestro, di sicuro è un allievo che ha imparato bene e tanto da pilastri come Lucio Battisti, Alberto Radius, Franco Califano, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Il risultato è credibile ed elegante.
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



