Il presidente della Cia, Giuseppe Politi: sono anni che assistiamo allo “scippo” di gruppi e marchi storici.
Nel nostro settore l’ultimo in ordine di tempo è stato Pernigotti a luglio, passato in mani turche. Ma bisogna mettere un freno e imparare a tutelare le nostre eccellenze agroalimentari, che “valgono” 250 miliardi e il 17% del Pil. “Da oggi Telecom parlerà spagnolo. E’ una sconfitta per il ‘made in Italy’, per tutto il sistema produttivo nazionale, che perde un altro pezzo fondamentale della sua storia.
Nell’agroalimentare ormai succede sempre più spesso: da Gancia a Parmalat, da Buitoni a Galbani, da Bertolli a Sasso, sono anni che assistiamo allo ‘scippo’ di marchi da parte di compagnie straniere, il più delle volte spagnole e francesi”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in merito alla scalata di Telefonica su Telco.
“Da tempo ormai sosteniamo che il ‘made in Italy’ va tutelato, a partire proprio dal settore agroalimentare che è sempre più strategico per la ripresa dell’economia”, spiega Politi, e invece “continuiamo a vedere i nostri brand -l’ultimo è stato Pernigotti a luglio- che cambiano nazionalità con gli stranieri che in questo importante settore sono diventati indisturbati conquistatori”.
“Non vogliamo essere tacciati per nazionalisti o per protezionisti -puntualizza il presidente della Cia- ma non si può permettere che l’agroalimentare tricolore finisca totalmente in mani estere. Bisogna dire basta. Ci vogliono regole chiare. Ecco perché insistiamo sull’esigenza di interventi seri e concreti che mettano un freno all’escalation straniera, altrimenti si rischia di perdere il controllo di un comparto vitale per il nostro sistema economico, che vale il 17 per del Pil, fattura quasi 250 miliardi di euro e traina l’export nazionale con quasi 34 miliardi di vendite oltreconfine”.



