“La pioggia che non cade mai” è un viaggio tra jazz e pop d’autore che invita a fermarsi ed ascoltare senza fretta.
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Quanti momenti di vuoto, noia, attesa e riflessione sono rimasti nella nostra vita di tutti i giorni? La sensazione è che, citando un Claudio Lolli d’epoca, tutti noi “abbiamo sempre da fare e non facciamo mai niente”, anche chi ascolta musica tende ad essere compulsivo, frenetico, alla ricerca di novità senza mai poi approfondirle del tutto.
Sergio Cammariere ha da sempre musicalmente un approccio che si contrappone alla velocità e alla superficialità, nei primi anni duemila era già un alieno in un business musicale che si inchinava al pop adolescenziale e cercava goffamente di rinnovare la tradizione in un Sanremo in crisi d’identità.
Ai tempi brani come “Sorella mia” e la sanremese “Tutto quello che un uomo” erano già un’eccezione a quello che si ascoltava, per questo oggi non sorprende l’approccio e la filosofia che accompagna “La pioggia che non cade mai”, album dedicato alla pazienza, alla lentezza, accompagnato da riflessioni che riguardano il nostro consumare e consumarci inutilmente, nelle relazioni e nella gestione del pianeta.
D’altronde è la natura stessa ad insegnarcelo, ogni buona fioritura necessita di attesa, di condizioni climatiche promesse ma non sempre mantenute, con una percentuale di errore inevitabile.
“L’amore è tutto” apre l’album con un messaggio universale e una melodia che già in qualche modo conosciamo, ma già da “La pioggia che non cade mai” non si parla solo di sentimenti e rapporti personali, ad andare in scena è una metafora sulla sospensione del tempo, un’acqua trattenuta nel cielo che simboleggia l’attesa, ma anche una denuncia dei danni che l’uomo impone alla natura.
Gli elementi acquatici si fondono nella metaforica “Il fiume scende giù” che parla della nostra crescita e maturità, così come “La voce del cuore” si interroga su come gestire i sentimenti.
Tra le tracce si distinguono il pop funky di “Qualcosa che ho lasciato dietro me”, le venature black della vivace “Un segreto d’amore”, il reggae pop accompagnato dagli archi di “Come una danza”.
I testi dei tredici brani sono stati scritti, come di consueto, con il suo amico e collaboratore di lunga data Roberto Kunstler, musicalmente l’ossatura dei brani è rappresentata dal classico binomio voce e pianoforte, impreziosito da numerosi musicisti come Alfredo Golino, Ares Tavolazzi e Luca Bulgarelli.
Sergio Cammariere continua ad essere artigiano della propria musica, riconoscibile e coerente, in grado di rifare se stesso con mestiere e nei momenti più ispirati di darci emozioni non scontate, che possano rimanerci sotto pelle ma, come dicevamo, ci vuole la giusta pazienza per coglierle ascolto dopo ascolto.
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



