Sal Da Vinci, la tradizione e l'algoritmo

Sal Da Vinci, la tradizione e l’algoritmo

“Per sempre si” consacra con la vittoria sanremese la nuova fase del cantante neomelodico napoletano all’insegna della viralità web.


In 76 anni di storia, Sal Da Vinci è stato il primo artista erede di un sottogenere che ha spesso fatto capolino nelle classifiche e in alcune manifestazioni nazionali fin dagli anni ’80 a partire da Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio, più di recente Tony Colombo e Gianni Celeste, ad avere vinto un Festival di Sanremo.

Si tratta di un evento epocale e un riconoscimento per un ambito che, piaccia o meno, genera da sempre tanto movimento live e gode di una folta e fiorente discografia.

Il successo recente di Sal Da Vinci è però spiegabile solo con l’evoluzione tecnologica legata all’ascolto digitale e alla viralità di social come Instagram e TikTok, oltre al raggiungimento di un target inaspettatamente molto giovane, a questo si aggiunge un’inedita alleanza non scritta con un certo mondo latin e urban, sconfinante a volte nella trap.

Paradossalmente quindi, questa tradizione musicale neomelodica ha trovato nuova linfa e nuovo pubblico proprio tra i giovanissimi, complice anche la crisi di un pop italiano molto generico e basato sui tormentoni nei quali i ragazzi stentano a riconoscersi.

Questo genere è un rifugio comodo in un retaggio culturale trasmessoci da genitori e nonni, una fuga da una realtà contemporanea che è troppo complessa e difficile da raccontare, soprattutto per chi non ha una grande voglia di fare una ricerca musicale che vada oltre al mainstream.

Fa sorridere che alcuni critici musicali che da sempre hanno denigrato questo genere definito trash ora si nascondano dietro al concetto di “guilty pleasure” (piacere proibito) per poter incensare un contesto che in realtà continuano a non comprendere neanche adesso, oltre alla sorpresa di una sala stampa radio TV che lo ha di fatto, lo dicono i numeri, portato alla vittoria finale.

“Per sempre si” è una promessa d’amore e vita eterna “alla vecchia maniera”, utopica e rassicurante, perfetta per un palco dove le rivoluzioni musicali sono sempre arrivate in ritardo, alternate a cicliche restaurazioni.

Sanremo è sempre stato il luogo della tradizione, per questo Sal Da Vinci può dirsi uno di casa, perfettamente coerente coi Sanremo anni ’70 di Gilda, Homo Sapiens e Peppino Di Capri, mentre fuori i cantautori come Dalla, De Gregori e Venditti tracciavano una nuova strada per la musica.

Nel 2009 Sal Da Vinci ha raggiunto il primo podio a Sanremo con “Non riesco a farti innamorare”, nel 2016 ha collaborato con Renato Zero, che gli produsse l’intero album “Non si fanno prigionieri” dal quale è tratto il brano “Singoli”, oltre a scrivergli un brano scartato proprio da Carlo Conti per Sanremo 2017.

Un momento cruciale per la sua cinquantennale carriera (si, perché il primo palco lo aveva calcato addirittura all’età di sei anni insieme al papà Mario Da Vinci) è stato il successo travolgente di “Rossetto e caffè”. Questa canzone, uscita nel 2024, è stata in classifica per due anni senza promozione radiofonica, ma spinta da un movimento virale social partito dal basso.

Il resto è storia recente, il trionfo di “Per sempre sì” ha trasformato un successo social in una legittimazione artistica, evitando la trappola della “meteora digitale”. A Sanremo Sal non ha usato solo la voce per affermarsi ma anche una teatralità figlia della sceneggiata napoletana, che porta a recitare oltre a cantare ogni singola sillaba del brano.

Sal Da Vinci oggi rappresenta una curiosa “terza via” della musica partenopea: non è il neomelodico di strada che parla di malavita e carcerati, non è nemmeno il rap napoletano alla Geolier, forse è più un melodico borghese di lusso, da crociere e matrimoni.

Sal Da Vinci non è un nostalgico, è un sopravvissuto di lusso, cosi come Il Volo sono i depositari di una certa melodia classica già portata con successo a Sanremo, quello che racconta è un’Italia vaga, non contemporanea e sospesa nel tempo.

Questa è l’analisi fatta da chi è culturalmente lontano dal genere, da chi mai lo ascolterebbe, ma rispetta, almeno a livello professionale, la sua proposta, e che considera questa vittoria, artisticamente, un ritorno al dopoguerra, che spazza via anni di contaminazione e rivoluzione musicale, da Pino Daniele al Neapolitan Power.
Ma la musica è tanta, i generi sono diversi, ed è giusto che possano pacificamente convivere tutti, ed essere riscoperti dalle nuove generazioni.

Crediti foto
Autore: Daniele Venturelli
Ringraziamenti: Getty Images
Copyright: 2026 Daniele Venturelli

Informazioni:
www.radiobudrio.it
Facebook Radio Budrio è solo podcast
Instagram @radiobudrioesolopodcast
Ascolta la versione audio di Musical Express
https://www.radiobudrio.it/podcast/musical-express.html