Il sedicesimo album dell’istrionico artista ad avere svettato nella classifica del Regno Unito è uno smaccato revival anni ’90.
La simpatia e il carisma non mancano a Robbie Williams. Il recente film biografico “Better Man” ci ha mostrato l’ascesa, la caduta e la redenzione della popstar britannica attraverso la scelta bizzarra di rappresentarsi come uno scimpanzé, metafora della “scimmia ammaestrata” al servizio dello show business.
Il film, non apprezzato dal pubblico italiano come avrebbe meritato, ci ha mostrato i dettagli più oscuri della vita dell’artista, compresi i periodi di tossicodipendenza, alcolismo e i problemi di salute mentali, oltre ad esplorare il rapporto complesso con il padre e la relazione finita con Nicole Appleton delle All Saints.
Robbie sa empatizzare e comunicare a chi lo segue, per questo il suo ritorno alla musica è sempre da salutare con entusiasmo, in più l’annunciato titolo “Britpop” suonava fin dall’inizio come un nuovo ritorno a casa, legato ad un effetto nostalgia inevitabile per un periodo che ha lasciato il segno. Così, mentre il mondo del pop rock era già fresco di reunion degli Oasis, Robbie si è immerso nel “se stesso” di trent’anni fa’ e ha preparato quel disco che, a suo dire, avrebbe voluto incidere subito dopo l’addio ai Take That nel 1997.
Ha senso questa operazione? Per il suo pubblico sì, ma è ovvio che un disco d’esordio nella carriera di qualsiasi artista sia soprattutto il prodotto di quell’incoscenza, freschezza e di quell’impatto che oggi non può esserci perchè Robbie è cambiato, così come lo siamo tutti noi.
“Britpop” vive di questa contraddizione dalla prima all’ultima nota, è un album che intrattiene e diverte rimanendo nella zona di comfort, alterna sbruffonaggine e tenerezza, passaggi ovvi e brividi nostalgici, sempre in bilico tra l’arguto e, come dicono i giovani, il “cringe”.
“Rocket”, insieme alla gloriosa chitarra di Tony Iommi dei Black Sabbath, apre il disco in maniera energica e in qualche modo autobiografica. Gli ospiti nella scrittura delle tracce non mancano, a cominciare dall’ex “nemico” nei Take That Gary Barlow che contribuisce alla simpatica “Morrissey”, brano scritto dal punto di vista di uno stalker, un modo per esplorare satiricamente il tema dell’idolatria estrema, oltre ad essere un omaggio a un grande artista, qui raffigurato come un burbero bisognoso d’affetto.
Chris Martin appare come autore nella delicata “Human”, unico sguardo fuori dai ’90, una critica all’AI e una riflessione su un futuro disumanizzato.
Gaz Combes dei Supergrass, altra band baluardo del britpop anni ’90, mette la firma in “Cocky”, brano energico che esplora il dualismo tra l’ego e l’insicurezza di Robbie Williams, e nell’orecchiabile “100% Beau”, presente solo nella versione Deluxe dell’album, come il duetto a sorpresa con Laura Pausini in “Desire”, inno ufficiale della Coppa del Mondo 2025 per club.
“It’s OK Until the Drugs Stop Working” è musicalmente istrionica, oltre ad essere un’onesta riflessione retrospettiva sui pericoli legati alle sue note dipendenze del passato e un’ideale risposta a The Verve e la loro celeberrima “The drugs don’t work”.
“Britpop” ci intrattiene con eleganza regalandoci brani piacevoli ma non fondamentali come “Spies” e “Pretty face”, il tutto andrà ad arricchire il prossimo tour di Robbie che, guarda caso, riproporrà per intero la scaletta del suo album d’esordio “Life through a lens”.
Grazie ad una scelta strategica legata alla settimana di uscita, Robbie Williams ha battuto il record dei Beatles che riguarda gli album entrati al numero uno in classifica, col suo sedicesimo primato all’esordio è così entrato nella storia.
Per quanto riguarda il lato artistico, l’incoscienza del 1997 è irripetibile, Robbie oggi ci regala il conforto di un abbraccio nostalgico, con la sua serenità raggiunta e la consapevolezza di essere un vero sopravvissuto. Umanamente gli auguriamo altri trenta di questi anni e mille di questi giorni.
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



