Il 30 novembre a Bologna la SIMA ha organizzato una giornata dedicata ai disturbi alimentari tra gli adolescenti all’insegna dell’informazione e della consapevolezza.
L’adolescenza è notoriamente la fase della vita più complessa, sia dal punto di vista fisico che psicologico: il corpo cambia per assumere progressivamente le fattezze proprie dell’uomo e della donna, si delineano aspetti caratteriali e psicologici che accompagneranno l’individuo per il resto della vita. Un processo articolato su cui influisce l’ambiente circostante, inteso come nucleo familiare, scolastico e contesto societario fatto di mode, schemi e aspettative.
Un periodo di transizione delicato che necessita di una costante supervisione da parte degli adulti e, laddove ci fossero delle problematiche, di personale esperto. Purtroppo non sempre tale “controllo” è esercitato o si assiste a un mancato riconoscimento di situazioni patologiche.
E’ quello che accade spesso nel caso dei disturbi alimentari, fenomeno la cui diffusione è inversamente proporzionale alla conoscenza e all’attenzione, in termini di prevenzione e cure, a esso riservati. In Italia 2 milioni di giovani soffrono di disturbi del comportamento alimentare; nel 40% dei casi esso si manifesta tra i 15 e i 19 anni, ma può comparire ance tra gli 8 e i 12 anni. Una situazione allarmante a tal punto da indurre la SIMA, Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, a organizzare una giornata di formazione e pubblicare una monografia relativa ai disturbi dell’alimentazione.
Sabato 30 novembre, presso I Portici Hotel di Bologna, si è svolto il Corso Nazionale della SIMA, un confronto tra medici endocrinologi, pediatri, psicologi, ginecologi, esperti in malattie metaboliche e diabetologia, neonatologia, scienza dell’alimentazione e dietetica per focalizzare l’attenzione su anoressia, bulimia, obesità, attività fisica come prevenzione, preservazione della fertilità, alimentazione selettiva e restrittiva, malattie sessualmente trasmesse e disturbo dello sviluppo puberale.
Scopo dell’incontro è stato affrontare il disturbo nei suoi molteplici aspetti, offrendo un approccio multidisciplinare che tenesse conto tanto dei fattori psicologici quanto delle conseguenze fisiche. Aspetto da non sottovalutare è, infatti, la correlazione tra anoressia/bulimia e problematiche nello sviluppo puberale, soprattutto tra le ragazze.
Conoscenza, dunque, ma anche consapevolezza e appropriatezza, queste le parole ripetute più volte durante la giornata. La competenza sui molteplici aspetti e complicanze dei disturbi alimentari deve procedere di pari passo con un’analisi precoce dei sintomi e una maggiore attenzione ad abitudini e stili di vita sani. Pertanto è fondamentale che il personale medico sia aggiornato in merito alle recenti scoperte scientifiche relative agli stati di malnutrizione, solo così si potrà evitare la cronicizzazione del disturbo. E’, inoltre, essenziale sensibilizzare i genitori che troppo spesso sottovalutano quelli che sono dei veri e propri campanelli d’allarme.
“E’ innegabile che chi vive a contatto con i ragazzi e le famiglie ha la netta percezione che si tratti di un complesso ambito che merita attenzione, conoscenza e interventi precoci adeguati. Vi è, infatti, una sottostima del fenomeno clinico, relativo soprattutto al mancato riconoscimento di quei disturbi minori che costituiscono spesso la porta d’ingresso, non riconosciuta, verso comportamenti patologici strutturali: ci sentiamo ‘custodi della salute’ degli adolescenti, sensibili ai loro bisogni, pronti all’intervento, anche in assenza di un chiaro segnale d’allarme.
Oggi è sempre più frequente un fenomeno nuovo: i genitori mostrano minore preoccupazione per gli insani comportamenti alimentari dei propri figli. Non bisogna, infine, dimenticare che i disturbi alimentari sono patologie croniche ad alto rischio di recidiva: necessitano, dunque, di un attento monitoraggio clinico-comportamentale nel tempo”, così il Dott. Piernicola Garofalo, Presidente Sima.
Occorrono attenzione, preoccupazione e dedizione al mondo degli adolescenti, troppo spesso lasciati allo sbando senza una guida che sappia indirizzarli e accompagnarli in un percorso di crescita sano e ben strutturato, come ha sottolineato, durante l’incontro, Salvatore Chiavetta, pediatra di famiglia e Tesoriere Sima, “molti dei disturbi alimentari tipici degli adolescenti ci sfuggono perché i pediatri possono seguire i ragazzi fino ai sei anni, nell’età puberale sono abbandonati e affidati ai medici generici che non possono conoscere, per formazione, i problemi della pubertà.
Se degli anziani e dei bambini ci si occupa, la stessa cosa non si può dire per gli adolescenti. Non serve una mentalità medico centrica, ma una cittadino centrica, dove per cittadino si intende l’adolescente, il vero ‘reietto’ della società”.
Per info: http://www.medicinadelladolescenza.com



