Una scoperta scientifica amplia l’areale noto della rara sottospecie alpina e apre nuove prospettive di ricerca.
Una nuova popolazione di salamandra di Aurora è stata individuata in Val di Sella, nel Trentino orientale. La scoperta, pubblicata sulla rivista Acta Herpetologica e guidata dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento, rappresenta un passo avanti decisivo per la conoscenza e la conservazione di uno degli anfibi più rari d’Italia.
Il lavoro, realizzato in collaborazione con CNR, Università di Oviedo, Firenze e Genova, documenta per la prima volta la presenza della sottospecie Salamandra atra aurorae al di fuori delle aree storicamente note: l’Altopiano di Vezzena e l’Altopiano dei Sette Comuni. Fino a oggi, infatti, si riteneva che l’animale fosse confinato in un’area estremamente ristretta, pari a circa 31 km².
La segnalazione decisiva è arrivata da un cittadino che, incuriosito dall’incontro con l’anfibio, ha condiviso una fotografia sui social. L’attenzione di un custode forestale ha poi attivato il team di ricerca, che attraverso sopralluoghi mirati ha confermato l’esistenza di una popolazione stabile sul versante nord del massiccio Ortigara–Cima XII, un ambiente finora considerato non idoneo per la sottospecie.
«È una delle scoperte più significative degli ultimi anni per l’erpetologia trentina», spiega Emma Centomo, ricercatrice del MUSE e co-autrice dello studio. «La presenza in un habitat così diverso da quelli finora conosciuti amplia la nostra comprensione dell’ecologia della salamandra di Aurora».
La sottospecie, caratterizzata da una livrea nero-giallastra e da un tasso riproduttivo estremamente lento, è endemica delle Prealpi sud-orientali e considerata a rischio di estinzione. Il ritrovamento in Val di Sella, confermato anche dalla scoperta di una femmina gravida, suggerisce l’esistenza di un nucleo riproduttivo autonomo e non di individui isolati in dispersione.
«I nuovi siti presentano caratteristiche ambientali inedite: macereti rocciosi e un’esposizione a nord», sottolinea Luca Roner, dottorando all’Università di Oviedo e primo autore dello studio. «Questi elementi indicano una maggiore plasticità ecologica della sottospecie e aprono interrogativi sulla sua reale distribuzione».
Le analisi microclimatiche mostrano inoltre che i nuovi habitat si collocano ai margini della nicchia ecologica finora nota. La presenza di barriere topografiche che separano la Val di Sella dalle aree storiche rende la scoperta ancora più rilevante dal punto di vista biogeografico.
Fondamentale, in questo percorso, è stata la collaborazione tra cittadini, istituzioni e ricercatori. «Condividere il valore di questa scoperta con le comunità locali è essenziale», afferma Roner. «Sapere che nei boschi del proprio territorio vive una salamandra unica al mondo rafforza il senso di responsabilità verso la sua tutela».
Il prossimo passo sarà ampliare le indagini. «Nel 2026 approfondiremo la distribuzione in Val di Sella e la nicchia microclimatica», conclude Antonio Romano, primo ricercatore CNR-IBE. «Dal 2027 avvieremo un programma di monitoraggio strutturato per studiare dinamica, abbondanza e stato di conservazione della popolazione».
Nella foto il monitoraggio salamandra di Aurora (foto di Federica Daldon)



