Il progetto partenopeo e berlinese ci porta a spasso per il mondo con il suono, sempre più globale, di “People Of The Moon”.
Massimo Di Lena e Lucio Aquilina sono due produttori e musicisti con il cuore a Napoli, la sede operativa a Berlino ma con tante altre case, fisiche o ideali, dove soggiornare temporaneamente e far crescere piccole contaminazioni.
Il progetto Nu Genea (originariamente nominato Nu Guinea) esiste dal 2014 e, dopo un periodo di esperimenti afrobeat, ha trovato larghi consensi nel 2018 con l’album “Nuova Napoli” che storicizzava e attualizzava la gloriosa stagione del Neapolitan Power degli anni ’70 e ’80 (Napoli Centrale, Pino Daniele, Tony Esposito), fondendo il dialetto partenopeo con dinamiche boogie, jazz, funk e fusion.
Nel 2022 hanno allargato ulteriormente il loro pubblico con “Bar Mediterraneo”, lavoro acclamato che sposta i loro confini integrando lingue e stili musicali dell’intero bacino marittimo (dalla lingua francese al canto tunisino).
L’atteso “People of the moon” è la prosecuzione di questo allargamento con un forte rischio di globalizzazione e banalizzazione generica, visto l’uso di spagnolo, portoghese, inglese, libanese e, naturalmente, napoletano, oltre a un mix di tanti generi musicali affrontati.
Nel disco ogni brano agisce come una specifica “bandierina” geografica e temporale, con l’aiuto di ospiti che contestualizzano ogni capitolo del viaggio.
La voce della spagnola María José Llergo apre l’album con la ritmata funkeggiante “Acelera” e contribuisce all’elegante bossanova di “Celavi”; il chitarrista e produttore britannico Tom Misch onora la sua importante presenza in “Onenon”, trascinante brano italo disco anni ’70.
Non manca la tradizione partenopea con la rassicurante presenza di Fabiana Martone in “Puleza”, forse il brano, insieme a “Ma Tu Che Bbuò”, che ci riporta ai Nu Genea che già conosciamo.
Si balla senza troppe pretese nelle piacevoli “Carè” e “Sciallà” a dimostrare che il duo ci sa fare anche quando l’effetto villaggio turistico è sempre più vicino, mentre è proprio “People of the Moon” a candidarsi ad erede della loro celeberrima “Marechià” lanciandoci in una dimensione molto più spaziale e cosmica.
La cantante franco-libanese Celinatique gioca con l’espressione partenopea “sciuè sciuè”, trasponendola in un contesto mediorientale facendola diventare così “Shway Shway”, rievocandoci le sessioni che dieci anni fa’ il duo fece con Tony Allen, compianto percussionista e inventore dell’afrobeat moderno.
Chiude il disco “Ondas Do Mar” dove il musicista brasiliano Gabriel Prado porta i Nu Genea su un terreno bossa nova che imita il movimento lento delle maree.
“People of the moon” diverte e intrattiene con mestiere, anche se in modo meno identitario rispetto ai progetti precedenti, ma è sicuramente la colonna sonora ideale per un’estate elegante e musicalmente meno becera rispetto ad altri tormentoni o presunti tali.
Crediti fotografici: Giacomo De Caro
Informazioni: www.radiobudrio.it
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



