Un ritratto intimo tra musica, ricordi e preparativi che anticipa l’atmosfera del concerto.
L’incontro con Enrico Carso Alvisi avviene in un camerino minuscolo, pochi minuti prima dell’ingresso in scena. L’atmosfera è raccolta, quasi sospesa: un misto di concentrazione, affetto e ritualità. Donato dialoga con lui ripercorrendo il progetto musicale che dal 2019 lo porta sui palchi con un omaggio raffinato a Roberto Carlos, accompagnato da un’orchestra di quattordici elementi e da testi tradotti in italiano.
Alvisi racconta come ogni concerto sia un organismo vivo: gli arrangiamenti cambiano, la scaletta si adatta allo stato d’animo del momento, e l’energia del pubblico diventa parte integrante dello spettacolo. Tra i ricordi più cari emerge l’amicizia con Dino Sarti, che negli anni ’80 lo spinse per la prima volta sotto i riflettori, aprendo una carriera che lo avrebbe portato anche negli Stati Uniti, tra piccoli teatri e nuove collaborazioni.
Il rapporto con il pubblico rimane il cuore pulsante del suo lavoro. Il gesto delle rose, diventato un simbolo dei suoi concerti, nasce come ringraziamento sincero, un modo per restituire l’affetto ricevuto. Quando gli viene chiesto quale sia la sua “canzone del cuore”, cita Le balene, un brano che considera profondamente legato alla sua storia personale. E confida anche un sogno ancora da realizzare: esibirsi in un Paese latino, dalla Spagna al Portogallo.
Dietro due ore di spettacolo si nascondono mesi di preparazione, cura maniacale per luci, scenografia e atmosfera, elementi che contribuiscono a creare un’esperienza romantica e accogliente.
A un certo punto entra in scena Roberta Montanari, la corista che lui definisce “sublime”. Con naturalezza racconta la delicatezza del suo ruolo: sostenere il cantante, restare un passo indietro, modulare empatia e sensibilità. Parla delle fatiche dei tour, dei continui spostamenti, dei fusi orari, e della sfida quotidiana di conciliare la vita artistica con quella familiare, soprattutto da madre.
L’intervista si chiude con un momento spontaneo fatto di ringraziamenti a tutti e con uno sguardo al futuro. Alvisi lascia intravedere un’idea speciale per la fine dell’anno, ancora in fase embrionale.



