Memorie di una città che difende sé stessa

Memorie di una città che difende sé stessa

Un percorso espositivo ricostruisce una mobilitazione decisiva per l’evoluzione urbana milanese.


Quando, all’inizio degli anni Settanta, centinaia di famiglie del quartiere Garibaldi ricevettero gli avvisi di sfratto per far posto alla nuova linea della metropolitana, il futuro apparve immediatamente minaccioso: perdere la casa, essere allontanati dal centro, dissolversi come comunità. Tra il 1972 e il 1975 quella prospettiva generò una delle mobilitazioni urbane più precoci e intense del secondo Novecento milanese, capace di fermare le demolizioni e affermare, per la prima volta, il diritto degli abitanti a restare. Una vittoria parziale ma decisiva, che oggi torna visibile.

Dal 10 al 20 marzo 2026, Casa degli Artisti presenta Lotte del Garibaldi 1972–1975, una mostra che ripercorre una delle esperienze più significative di resistenza urbana nella storia recente della città: la battaglia degli abitanti contro il progetto di sventramento delle case storiche per la realizzazione della linea verde della metropolitana e la loro sostituzione con nuovi edifici.

Quando Metropolitana Milanese avviò il piano di demolizione di corso Garibaldi, gli sfratti iniziarono a moltiplicarsi. La risposta arrivò nel febbraio 1972, al Cinema Teatro Fossati, con la nascita del Comitato di Quartiere Garibaldi. Attorno a esso si raccolsero residenti, studenti, scuole, le parrocchie di San Simpliciano e Santa Maria Incoronata, una parte della sinistra e le istituzioni locali. Nello stesso anno vide la luce anche il sindacato inquilini SUNIA.

Tra il 1972 e il 1975 il quartiere fu attraversato da un’intensa attività politica e sociale: assemblee nei cortili, incontri pubblici, cortei, visite casa per casa, confronti spesso tesi ma animati dall’urgenza di difendere un diritto elementare. Grazie all’applicazione delle leggi 167 e 865, il Comitato riuscì a bloccare molte demolizioni, impedire l’espulsione degli abitanti e ottenere soluzioni temporanee come le case-albergo durante le ristrutturazioni. Il Comune avviò espropri di stabili privati lasciati in degrado.

Al centro della mobilitazione c’era un’idea allora radicale: riqualificare senza distruggere, migliorare senza espellere, preservare il tessuto sociale e l’identità del quartiere. Molti protagonisti definirono quell’esperienza come una piccola “Comune” urbana, fondata sulla partecipazione diretta e sulla solidarietà.

Nel 1976 il valore politico e culturale della lotta venne riconosciuto a livello nazionale con l’invito del Comitato alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia, per una mostra documentaria.

Oggi, in una Milano segnata dalla gentrificazione, Lotte del Garibaldi 1972–1975 riporta alla luce una storia in gran parte rimossa ma fondamentale per comprendere le origini delle trasformazioni urbane contemporanee. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso documenti d’archivio, volantini, fotografie, manifesti, materiali audiovisivi e testimonianze provenienti da una lunga ricerca in archivi pubblici e privati — tra cui Fondazione ISEC, Archivio Giuliana Petrus, Archivio Fredi Drugman (CASVA), Archivio Massimo Cecconi, Archivio Gabriele Devecchi e Corinna Morandi, Archivio Denti — restituendo la complessità di una vicenda collettiva che intreccia storia urbana, cittadinanza attiva e produzione dal basso dello spazio pubblico.

L’allestimento occupa le tre campate della sala al piano terra di Casa degli Artisti, articolando la narrazione in più livelli. La prima campata ricostruisce cronologicamente gli eventi dal 1972 al 1975, mettendo in evidenza l’evoluzione delle forme di lotta. La seconda propone un’organizzazione tematica in quattro nuclei: Arte, dedicato agli artisti che misero la propria creatività al servizio della mobilitazione; Fotografia, con gli scatti di Giancarlo De Bellis dal Fondo De Bellis; Civico, che segue la storia di un numero civico emblematico; Interni, che racconta la dimensione capillare dell’organizzazione quotidiana. La terza campata ospita il documentario Il Garibaldi in lotta, 15 minuti di materiali d’archivio e interviste, a cura di Simone Pera e Alberto Saibene.

Il luogo stesso della mostra assume un valore simbolico: Casa degli Artisti era tra gli edifici destinati alla demolizione e fu salvata proprio grazie alle lotte del Comitato.

Il 13 marzo, alle 18.30, è previsto un incontro pubblico con gli abitanti di ieri e di oggi e con alcuni protagonisti diretti di quelle vicende, coordinato dai curatori della mostra.