“L’ornamento delle cose secondarie” è un album analogico e ricercato che ricollega idealmente il cantautore agli esordi di trent’anni fa’.
Era il 1996 quando sul mercato musicale italiano arrivava un disco cupo, complesso e fuori dagli schemi per il pop dell’epoca. Max Gazzè, allora sconosciuto da noi, arrivava da anni passati a suonare il basso e a registrare musica in giro per l’Europa, con in currriculum un’esperienza formativa a Bruxelles e una collaborazione con Daniele Silvestri.
“Contro un’onda del mare” è stato ignorato dal grande pubblico ma apprezzato dalla critica e da alcuni artisti attenti tra i quali Franco Battiato, che lo chiamò ad aprire i suoi concerti, contribuendo al suo lancio in larga scala.
Proprio a questo disco si lega “L’ornamento delle cose secondarie”, un progetto che vuole farci rivivere quella profondità, quella voglia di ricerca e sperimentazione, ripescando stralci di testi del fratello Francesco Gazzè e musiche di Max da un polveroso cassetto, ora portati a una forma definitiva grazie alla maturità artistica e all’esperienza di oggi, un modo originale di festeggiare i suoi trent’anni di carriera discografica.
Anelli di congiunzione diretti col progetto originario sono i brani “L’eremita” e “Sul filo” che qui compaiono entrambi in una “Parte II” che ne rafforza la tematiche, dall’eremitismo autoriale cercato dal cantante alle riflessioni surreali e filosofiche.
“Il contadino magro” parla metaforicamente di semina, attesa, sottrazione con riferimenti al mondo rurale che si legano inevitabilmente all’invettiva ecologica di “Terra madre”. L’amore non banale è raccontato nell’elegante “Intermezzo bianco”, la maestosa “Amo” gioca con temi “anti etici” mescolando le carte, esattamente come “Io, GIuda” parla di un perdono richiesto, mai successo nella storia tramandata.
“La legge dell’etica” fa i conti con la coscienza umana, “Il matrimonio di tua figlia” racconta le aspettative, “Facce da vecchi” è una spietata cronaca del tempo che passa, l’eleganza musicale trionfa nella coinvolgente “Sorriso largo” e nella celestiale “Cherubini scalzi”.
I venti brani in scaletta, di durata mediamente breve, rifiutano musicalmente le formule pop semplificate e attingono dalla ricerca melodica del progressive, con una ricchezza sonora rara e una complessità che sa essere accattivante soprattutto dopo ripetuti ascolti.
Tutto il disco è registrato in analogico e suonato a 432 Hz, la cosiddetta “frequenza dell’universo”, in alcuni casi con strumenti appositamente costruiti, il tutto per un ascolto profondo, intimo e rilassato.
“L’ornamento delle cose secondarie” è un disco per un pubblico attento e curioso, che farà (giustamente) il suo percorso nel tempo, essendo un progetto a rilascio lento che lancia il cuore oltre l’ostacolo, che ha l’ambizione, nel suo piccolo, di passare alla storia più che alla cassa.
Crediti foto: Luisa Corcione
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



