Noi italiani, ma forse non solo noi, per la partecipazione al caos, grande problema della società moderna: in particolare nessuno accetta il suo ruolo, nè rispetta quello degli altri.
Cominciando, come ben sappiamo, che molti magistrati vogliono fare politica e molti politici vorrebbero stendere a terra i magistrati. Ma l’elenco della confusione è lungo. Ad esempio, anche i critici calcistici fanno casino, per il caso Balotelli, il nostro bravissimo attaccante.
Chissà cosa si aspettano da lui: non basta a nessuno che sia un campione, e puntualmente lo dimostra – come ha fatto, raddrizzando – e giocando chissà perchè meno di un tempo – l’irritante partita della nostra Nazionale contro, figuriamoci, l’Armenia. Basta che esca uno sbadiglio, o una battuta infelice, o una sciocchezza, dalla bocca di SuperMario (succede a quasi tutti i ragazzi della sua età) e si apre una polemica nazionale.
Ma non vi bastano i gol e le giocate del fuoriclasse? Macchè, il supermoralismo, guaio costante con bandiera tricolore, pretende ben altro: che sia un santo, che sia un esempio, un eroe, uno scienziato, un politico, un uomo impegnato contro camorre e malaffare, che non usi Twitter, che legga libri importanti; insomma che sia, almeno, un po’ ipocrita e non dica sempre ciò che pensi! “Voi mi criticate e io segno”, ha sibilato ad esempio ieri ai giornalisti, a caccia di un altro pretesto, per massacrarlo.
Fantastico. I critici continueranno a intingere il biscotto nel nulla e Balotelli, sui campi di calcio, continuerà a dare – spero e gli auguro – spettacolo.



