L’umanità in scena tra fragilità e rinascite

L’umanità in scena tra fragilità e rinascite

Un viaggio teatrale che trasforma biografie complesse in un racconto corale di creatività condivisa.


Minima Theatralia torna a illuminare il palco dell’Elfo Puccini di Milano il 9 e 10 maggio, portando al centro della scena ciò che solitamente resta nell’ombra: il processo creativo, con le sue imperfezioni, le sue scoperte e la sua forza trasformativa.

Ottanta cittadini-attori di età, provenienze, identità e abilità diverse – affiancati da professionisti come Rajae Bezzaz, Elio De Capitani, Cristina Crippa, Loris Fabiani e Ginestra Paladino – compongono la compagnia diretta da Marta Marangoni. Insieme danno vita a The Mary Shelley Picture Show – Il dietro le quinte di Frankenstein, un’opera che ribalta le convenzioni teatrali e mette in scena non il risultato, ma il percorso.

Dopo il successo del Frankenstein del 2025, questo nuovo lavoro compie un gesto radicale: mostra prove, errori, imprevisti, paure e conquiste quotidiane, trasformando nove mesi di lavoro in una macchina comica metateatrale. Qui l’inclusione non è un tema, ma una pratica viva: persone con abilità e fragilità differenti costruiscono insieme un linguaggio scenico che accoglie e valorizza ogni diversità.

Le storie dei partecipanti – segnate da disabilità complesse, migrazioni, sofferenza psichica, malattia, solitudine o rinascita – trovano sulla scena una nuova forma. C’è chi ha trasformato una condizione di fragilità in ironia, chi ha attraversato confini e guerre portando con sé il desiderio di libertà, chi ha ritrovato nel teatro un sogno dimenticato. Il dolore non viene cancellato, ma rielaborato: diventa relazione, leggerezza, comunità.

Il parallelismo con Frankenstein è naturale: una creatura composta da parti diverse, metafora di una collettività che si costruisce unendo storie lontane. Accanto alla compagnia, collaborano realtà artistiche e sociali del territorio come l’Orchestra Inclusiva Esagramma, il Coro Ipazia, la Piccola Accademia – Cascina Biblioteca e il Collettivo Clown delle stazioni del passante ferroviario. Le musiche originali di Fabio Wolf, eseguite dal vivo, accompagnano questo viaggio tra realtà e finzione.

«Mettiamo in scena ciò che di solito non si vede: il caos, gli errori, le fragilità», racconta Marta Marangoni. «È lì che nasce il teatro sociale, quando le differenze trovano un modo per stare insieme». Al centro di questo microcosmo creativo appare l’Orsa rosa, mascotte simbolica che protegge un teatro fatto di periferie esistenziali, dove le diversità convivono generando nuove forme di comunità.

Nove mesi di gestazione simbolica hanno dato vita a una creatura scenica “mostruosa” e delicata, nata dall’assemblaggio di elementi apparentemente incompatibili. Un’opera che, attraverso il percorso del Making Of, ha imparato a farsi voce collettiva.