Preso Rolando Bianchi. Ma i cross chi li fa? La storia recente di questo annoso problema in casa rossoblu.
“Le tue ali Bologna, […] 1 fisso nel mio cuor…”
Mai inno fu più profetico. Ad ogni entrata in campo del Bologna al Dall’Ara, la canzone composta da Andrea Mingardi e cantata da Lucio Dalla, Luca Carboni e il Presidente Onorario Gianni Morandi ci ricorda quale sia la vera esigenza in casa rossoblu.
E’ infatti inutile avere un buon centravanti in area di rigore, se poi mancano i cross. Assodata la perdita di Alberto Gilardino – il cui futuro si divide tra Genova e Roma – la dirigenza felsinea ha virato su Rolando Bianchi, classe ’83, 45 reti in 166 presenze in serie A. Certo, nulla di paragonabile ai 160 centri del bomber di Biella, ma sicuramente il migliore tra i centravanti accostati negli ultimi giorni al nome del Bologna (dà sicuramente più garanzie di Roque Santa Cruz, costa meno di Sergio Floccari).
Se, dunque, il problema attacco appare risolto – sebbene il popolo rossoblu tremerà fino alle ultime ore del 2 settembre, dato il sempre imminente spettro della cessione di Alessandro Diamanti – il problema vero della rosa di Stefano Pioli è un altro, o meglio sempre lo stesso: i rifornimenti dalle fasce.
Un problema antico da queste parti, che ci si porta dietro quantomeno dal ritorno in serie A.
L’annus horribilis fu il 2008-2009, Cristian Zenoni e Salvatore Lanna gli esterni della squadra guidata da Arrigoni prima, Mihajlović poi, condotta infine alla salvezza in extremis da Papadopulo. Una rarità le diagonali difensive, impalpabili le poche sortite offensive: per informazioni chiedere a Marco Di Vaio, abbandonato a sé stesso per tutto il campionato e comunque capace di realizzare ben 24 reti che portarono il Bologna ad un risultato quasi insperato.
L’anno successivo c’è un leggero miglioramento, poiché Andrea Raggi – seppur di ruolo sia un centrale – spesso e volentieri viene adattato sull’esterno: apprezzabili i risultati in fase difensiva, benché i tifosi rossoblu siano colti dal panico ogniqualvolta il n.84 sia infortunato o squalificato, consci di dover rivedere all’opera la coppia Lanna-Zenoni!

L’annata migliore sotto questo punto di vista è senza dubbio la seguente, la travagliata stagione 2010-2011 – quella di Porcedda e Marras, di Malesani e della penalizzazione: dopo una prima fase di assemblamento, Matteo Rubin a sinistra e Vangelis Moras a destra garantiscono disciplina tattica e spinta, arrivando a collezionare anche qualche assist – memorabile quello del difensore greco a Di Vaio nel 2-1 all’ultimo secondo contro il Chievo, a società quasi fallita.
Come spesso accaduto negli ultimi periodi, quando sembra aver trovato una certa stabilità e continuità la società felsinea rovina tutto, con a tratti inspiegabili operazioni di mercato.
Il duetto Rubin-Moras viene quindi sciolto (il mancino torna al Torino, salvo poi essere rigirato ai rossoblu a gennaio; al baluardo greco non verrà invece rinnovato il contratto) e sostituito con coloro che di fatto ne erano le rispettive riserve, Archimede Morleo e György Garics (rimpiazzato sul finale dal tuttofare Nico Pulzetti). Nonostante tutto, grazie soprattutto alla sagacia tattica di mister Stefano Pioli, la squadra si dispone col 3-4-1-2 e riesce a supplire – fino a nasconderle – alle carenze di mercato: doppioni di lusso in alcuni ruoli (Perez e Mudingayi, Diamanti e Ramirez), gravi lacune in altri (regista e fasce laterali). Il resto è storia nota: 51 punti e nono posto in classifica, il Bologna migliore degli ultimi 10 anni, ambizioni di crescita ulteriori che verranno spazzate via dalla sessione di calciomercato successiva (un nome fra tutti, Ishak Belfodil, la cui metà proprio in questi giorni ha fruttato al Parma qualche milione e il genio di Antonio Cassano).

Sono quindi già due anni che vediamo all’opera gli stessi uomini di fascia, ed i risultati sono assai scadenti. A memoria non si ricorda un gol di un centravanti su assist di Morleo, leggermente meglio – o meno peggio – è andata sul fronte opposto, con Garics autore di qualche assist a Gilardino (Roma-Bologna, Bologna-Catania) e Marco Motta, di cui rimane in positivo soltanto la prestazione in coppa Italia contro l’Inter e il gol alla Fiorentina in campionato.
Se la storia insegna qualcosa, la società felsinea dovrebbe attivarsi per regalare a Pioli almeno un uomo di fascia capace di saltare l’uomo e mettere cross invitanti in area di rigore. Non dimenticando mai che Bianchi – fruitore al Torino delle ispirazioni di Santana e Cerci – è sì un buon finalizzatore, ma come tutti i n.9 dipende dal gioco corale della squadra.
“Le tue ali Bologna,
[…]
1 fisso nel mio cuor…”
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