Il 16 gennaio esce “Bloom”, quinto album per la band che si lascia alle spalle crisi e lutti per riaffermare la propria marcata personalità.
Se fossimo in una dimensione parallela e dovessimo immaginare un progetto musicale italiano capace di essere anche internazionale e di rappresentare la contemporaneità, questo gruppo avrebbe sicuramente le sembianze dei Planet Funk.
Attivi dal 1999 e definiti dalla stampa dell’epoca un collettivo “anglo napoletano”, questi ragazzi hanno avuto una partenza folgorante già nel 2000 col successo planetario di “Chase the Sun”, a cui sono seguiti successi come “Who said”, “Inside all the people” album importanti come Non Zero Sumness (2002), “The Illogical Consequence” (2005), e l’evoluzione di “The Great Shake (2011).
Ad alternarsi c’erano le voci di Dan Black, Sally Doherty e Alex Uhlmann, all’interno di una formazione che, se pur mobile e variabile, contava su caposaldi che in tempi recenti sembravano essere realmente venuti a mancare.
Nel 2018 la scomparsa di Sergio Della Monica, fondatore e “motore” principale del gruppo, ha rappresentato una brusca battuta d’arresto e ha messo seriamente in discussione la loro sopravvivenza.
Superata la crisi e proprio mentre la band preparava il grande ritorno con una formazione rinnovata, nel maggio 2025 è mancato un altro pilastro, il chitarrista Domenico “Gigi” Canu, questo evento ha ulteriormente appesantito il clima emotivo del gruppo durante la produzione del nuovo materiale.
Eppure, essendo la musica un’esigenza irrinunciabile ed essendo già stato, nel frattempo, pianificato un nuovo capitolo necessario per onorare la storia del collettivo, non c’è stato dubbio sul fatto che il 2026 dovesse essere il momento per una necessaria rinascita che li proiettasse in una dimensione contemporanea.
Il titolo del nuovo album “Bloom” (che significa fioritura) simboleggia proprio questa rinascita dopo il lungo inverno della crisi e delle perdite. I Planet Funk oggi sono i cofondatori sopravvissuti Alex Neri, Marco Baroni, affiancati dalle storiche voci di Dan Black e Alex Uhlmann, un raccolto già anticipato già da ottime recenti “semine”, a cominciare da una cover di “Nights in white satin” che già nel 2024 li aveva riaffacciati alla scena musicale.
Il loro vero ritorno si può però considerare il brano “I get a rush”, un invito brutale e sincero a “svegliarsi” e a vivere pienamente ogni istante, ad ubriacarsi di vita, oltre ad essere una implicita dedica al compianto Domenico “GG” Canu.
Se quest’ultimo brano rientrava pienamente nei loro canoni, ha sorpreso molti la loro recente collaborazione con Francesca Michielin, perchè “E’ naturale” è un ritorno alla leggerezza che ci racconta di luoghi sicuri in cui ritrovarsi, percorrendo una curiosa via di mezzo tra pop italiano e gusto britannico.
Il nuovo anno dei Planet Funk è iniziato simbolicamente sul palco: il 1° gennaio 2026 il collettivo ha illuminato la piramide del Cocoricò di Riccione, con un set che ha segnato il ritorno alle loro radici dance, una vera dichiarazione d’intenti per un lungo tour che li vedrà impegnati tutto l’anno.
L’album “Bloom”, in uscita il 16 gennaio, ha come primo biglietto da visita “Feel Everything”, brano ritmato, delicato e melodico, che esprime la necessità di riconnettersi con le proprie sensazioni più profonde in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia.
I Planet Funk sanno ancora raccontare il proprio presente, dialogare con mondi musicali diversi, rimanendo riconoscibili e coerenti con la propria cifra stilistica. Una nuova era è già cominciata.
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



