Il trionfatore dei Grammy e protagonista del Superbowl 2026 ha saputo ribaltare la propria narrazione con passione, furbizia e mestiere.
L’ascesa trasversale, tra pubblico e critica, di Benito Antonio Martínez Ocasio in arte Bad Bunny rappresenta un caso emblematico di cambiamento strategico per un artista portoricano legato al mondo della musica urban latin trap legata a stereotipi e clichè, musicali e testuali, a volte discutibili, che in poco tempo si è trasformato in un’icona culturale portoricana che promuove l’indipendenza della sua terra e il rispetto delle diversità, arrivando a trionfare nell’edizione 2026 dei Grammy Awards e a raccogliere grandi consensi nell sua intensa e spettacolare esibizione al Super Bowl.
Il vecchio adagio “bene o male, purchè se ne parli”, non passa mai di moda, con Bad Bunny è impossibile non trattare il tema politico e le sue inevitabili strumentalizzazioni, perchè l’avere detto a chiare lettere “non siamo mostri, siamo essere umani, siamo americani” e avere attaccato frontalmente l’ICE, polizia anti immigrazione degli Stati Uniiti, lo ha messo per forza di cose sotto a potenti riflettori.
La trasformazione dai tempi di “Un Verano sin ti” all’ultimo album “Debí Tirar Más Fotos” è evidente: le influenze di bomba, plena e salsa dialogano con reggaeton, trap, vecchie espressioni vengono messe in discussione, compreso il modello di “mascolinità tossica” tipica del genere urban, il tutto accompagnato da un’inedita estetica queer (unghie laccate, gonne, abiti femminili).
L’album si apre con “Nuevayol” che include campionamenti di “Un Verano en Nueva York” di El Gran Combo de Puerto Rico e contiene audio storici del pugile Félix Trinidad, celebrando il legame tra Porto Rico e la Grande Mela, cosi come “Baile inolvidable” è una salsa, che onora i classici della storica etichetta Fania Records, oltre all’eredità orchestrale dei Caraibi.
“Turista” e “Lo que paso a Haewaii” se la prendono col turismo di massa e la rimozione culturale nella sua terra, questo mentre qualcuno in patria lo accusa invece di avere portato ovunque un’immagine da cartolina per Portorico ottenendo addirittura un’effetto overtourism, oltre a farsi sponsorizzare da una catena di negozi d’abbigliamento che sfrutta i lavoratori portoricani.
Il brano “DtMF (DeBÍ TiRAR MáS FOToS)” intitola l’album omaggiando la cultura sonora della sua terra citando il genere della plena ma portandolo a tutti gli effetti in un territorio reggaeton, “Voy a llevarte pa pr” significa letteralmente “Ti porterò a Porto Rico”, mentre “Pitorro de coco” cita una celebre bevanda e riprende un brano “Si yo fuera alcalde” di Chuíto el de Bayamón, risalente al 1972.
“Perfumito nuevo” si adagia su piacevoli atmosfere radiofoniche, mentre “Weltita” ripesca strumenti e le atmosfere tipiche delle isole Hawaii.
E’ curioso che un artista completamente organico al sistema ed elogiato dai “boss” di Apple e Spotify per il suo modello di business venga ora presentato come uno strumento di controcultura addirittura pericoloso per repubblicani, mondo Maga Trumpiano e conservatori.
Tirando le somme, a parer mio, Bad Bunny è un grande professionista e Re incontrastato del genere pop urban nonchè l’artista più ascoltato al mondo, una popstar che può legittimamente avere anche un animo “sociale” pur rimanendo del tutto organico al sistema che contesta.
Solo il tempo ci dirà se lo spessore e il ruolo “controculturale” che gli viene attribuito dalla critica ha una dimensione credibile oppure è sintomatico di un periodo in cui il disperato bisogno di simboli sociali o politici ai quali attaccarsi per fronteggiare il “nemico” a volte ha la meglio sull’obiettività. Staremo a vedere.
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Nato nel 1974, conduttore radiofonico e giornalista pubblicista dal 2012, ha mosso i primi passi a metà anni ’90 con un’esperienza formativa di Servizio Civile e Factotum ad Oasi Radio Bologna. Dal 2000 collabora con Radio Budrio, prima con trasmissioni in diretta, poi con rubriche e podcast. Dal 2013 su Iltitolo.it e TitoloTv tratta l’argomento musicale usando un linguaggio più semplice possibile con l’obiettivo di creare curiosità in chiunque, perché la musica per lui è uno strumento di crescita culturale.



