Johnny Cash. Il mito rivive

“Songwriter” è il disco postumo del “man in black” del country, una via alternativa della sua carriera rivelataci dal figlio John Carter Cash, un pretesto per ricordare alle nuove generazioni la voce e lo stile unico di un artista indimenticabile.


Eravamo all’inizio del 1993, il leggendario Johnny Cash registrava diversi demo nei LSI Studios di Nashville, i brani sofferti e intimi che aveva portato dovevano essere inclusi in un nuovo album.

L’artista arrivava da uno dei periodi più difficili della sua vita, caratterizzato da problemi di salute, dopo anni di eccessi e trasgressioni Johnny era in difficoltà ma nello stesso tempo molto amato dai suoi colleghi, nello stesso periodo veniva infatti invitato dagli U2 a partecipare all’album “Zooropa”, la sua toccante interpretazione di “The Wanderer” sarebbe poi finita anche nella colonna sonora di “Così lontano così vicino”, pellicola di Wim Wenders.

Come nel celebre film “Sliding Doors” a Johnny stava per aprirsi un’altra via, il suo decisivo incontro con il produttore Rick Rubin, pronto a fargli abbandonare il materiale appena inciso per imbarcarlo nel fortunato progetto “American Recordings”, all’insegna della riproposizione dei suoi classici e da cover come “Personal Jesus” dei Depeche Mode e “Hurt” dei Nine Inch Nails.

Quelle registrazioni del ’93 sono state quindi accantonate per trent’anni e chiuse in un cassetto, fino a quando John Carter Cash, figlio di Johnny e June Carter Cash, le ha rispolverate e, grazie al meticoloso lavoro del produttore David “Fergie” Ferguson, di validi musicisti e fonici avvenuto al Cash Cabin di Hendersonville, Tennessee, il luogo dove Johnny scriveva, registrava e si rilassava, ha dato nuova vita alle tracce, riportando il suono alle radici e al cuore delle canzoni.

La traccia d’apertura “Hello Out There” ci porta quella sensazione di meraviglia e sospensione destinata ad accompagnarci tutte le 11 tracce del progetto, “Spotlight” parla di un amore perduto con il robusto apporto di Dan Auerbach dei Black Keys alle chitarre.

In “Like a Soldier” Johnny Cash canta “Ho detto un centinaio di volte che sarei dovuto morire”, ad esprimere la sofferenza di quel periodo.
in “She Sang Sweet Baby James”, Cash racconta la storia di una madre camionista separata dal suo bambino, che per consolarsi canta un noto brano di James Taylor.

“I Love You Tonite” è una dolce canzone d’amore per la moglie June, accompagnata da percussioni sbilenche e steel guitar, mentre nella tradizionale “Poor Valley Girl” compare la figura della mamma di June. C’è anche la riproposizione di “Sing It Pretty Sue”, un suo brano del 1962.

E’ un Johnny Cash sincero, provato, sofferente e intimo che non ci regala capolavori ma una cronaca cruda di quei giorni, in questo contesto capiamo quanto la svolta con Rick Rubin sia stata importante per riportare il “man in black” sotto i riflettori che gli spettavano, ma è innegabile il fascino di questo Johnny Cash da metaverso, da realtà parallela, che ci fa immaginare che artista sarebbe stato e cosa sarebbe successo se nel ’93 la sua prima scelta fosse stata questa.

Ascoltare la sua voce ci scalda comunque il cuore, anche in questa versione meno “gloriosa” e celebrata.

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Fabio Alberti

 

 

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