95 anni di lotta all’Apartheid, di sofferenza, di passione e rivoluzione, questi sono stati gli anni di un grande UOMO.
Difficile in questi momenti pensare e trovare le parole adatte per esprimere il proprio e collettivo dolore, nella perdita di una figura che nella sua semplicità è divenuto un esempio con il suo modus operandi. Tra i tanti messaggi giunti in redazione, ne pubblichiamo solo alcuni che ne descrivono la figura emblematica di un personaggio entrato di diritto nel libro della storia del genere umano.
L’indomito Madiba è volato in cielo
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nei cuori della comunità internazionale, e di tutti coloro che hanno creduto ad una grande speranza, che un nuovo mondo era possibile. Se n’era accorto anche Francois Pienaar, capitano degli Springboks, dopo una grandissima ed epica finale di rugby contro la Nuova Zelanda, nel febbraio del 1995. Il nobel per la pace nel 1993 è la testimonianza del suo sacrificio, profuso in migliaia di anni di lotte contro lo stramaledetto Apartheid, che tante sofferenze ha causato a migliaia di sudafricani. “Invictus”, ovvero “Invincibile” non è solo il titolo del bellissimo film di Clint Eastwood, con Matt Damon e un Morgan Freeman da oscar (nato per interpretare Mandela), ma è anche il titolo della poesia di William Ernest Henley, che ha permesso a Nelson di sopravvivere a 27 lunghi ed ingiusti anni di prigionia.
La sua attività di lotta iniziò nel 1961, quando fondò l’MK (Lancia della Nazione) e pianificò azioni di sabotaggio, guerriglia e addestramento paramilitare, il tutto contro l’arroganza e la supremazia dei razzisti bianchi presenti in Sudafrica. Ma il suo primo arresto avvenne già nel 1962, quando venne condannato a 5 anni di carcere. Nel momento in cui pronunciò il discorso per la tutela dei più deboli, rivendicando la lotta armata come l’ultima opzione per la difesa contro gli oppressori, fu trasferito nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, al largo di Città del Capo, dove avrebbe trascorso 18 anni. Nel 1985 rifiutò un’offerta di libertà incondizionata, se avesse rinunciato alla lotta armata, ma la sua tempra e il suo onore sono stati più forti, e scelse di rimanere in carcere fino al 1990. Gli anni del carcere gli servirono per forgiare la sua cultura: poemi, testi, poesie liriche, afrikaner (olandese) inglese. Una volta scarcerato, Nelson inizia il lungo percorso di riconciliazione con la minoranza bianca, offrendo loro anche il perdono.
Una volta eletto presidente, avrà a che fare ancora (per alcuni anni) con le violenze dell’estrema destra, ma poco a poco, la situazione andrà stabilizzandosi. Madiba (il suo titolo d’onore) vedrà il 18 luglio del 1994 la proclamazione del Mandela Day da parte dell’Onu. Nel 1999 ha deciso di ritirarsi da presidente e poi dalla vita pubblica nel 2004 per stare vicino alla sua famiglia per il tempo che gli restava da vivere.
Il 27 giugno 2008 ha presenziato a Londra ad un concerto per la lotta all’AIDS, ad Hyde Park in cui hanno partecipato più di 500.000 persone, che gli hanno manifestato il loro affetto. Durante i mondiali di calcio in Sudafrica del 2010, è apparso solo durante la cerimonia ai chiusura a causa di un grave lutto che lo aveva colpito: sua nipote di 13 anni era morta in un incidente stradale.
Il 24 giugno 2013 si aggravano le condizioni di una sua infezione polmonare dovuta ai patimenti della tubercolosi alcuni anni prima, e da allora è rimasto in stato vegetativo fino alla sua tragica dipartita il 5 dicembre 2013. Perché la sua memoria rimanga per sempre viva nei nostri cuori, è bene ricordarlo così, con il poema “Invictus”, la sua arma di protezione durante gli anni di detenzione: “Dal profondo della notte che mi avvolge, nera come un pozzo da un polo all’altro, ringrazio qualunque dio esista per la mia anima invincibile. Nella feroce morsa delle circostanze non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte, il mio capo è sanguinante, ma non chino. Oltre questo luogo d’ira e lacrime, incombe il solo Orrore delle ombre. E ancora la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà senza paura. Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima.” Francesco Maggiore
Nelson Mandela, una vita per la liberta’
La figura di Nelson Mandela è riconosciuta da tutti come una delle più limpide e più alte a livello morale tra i nati e cresciuti nel ventesimo secolo. Per fare le grandi rivoluzioni spesso si comincia dal quotidiano: Mandela, all’ età di appena ventidue anni è fuggito dal suo paese ribellandosi ad una imposizione tipica della sua cultura di provenienza: il matrimonio combinato, deciso dal suo capo tribù. Da quel momento la sua vita è stata tutta dedicata ad un unico obiettivo: la conquista della libertà da parte delle comunità nere presenti in Sudafrica e la costruzione di una convivenza civile accanto ai dominatori bianchi. La sua vera rivoluzione è stata culturale, una evoluzione partita proprio dai neri che grazie a lui non hanno trasformato questa vittoria in vendetta e hanno usato le loro conquiste anche per migliorare loro stessi. E’ stato un percorso pieno di sangue e sofferenza e per lui 27 anni di carcere perchè l’apartheid in Sudafrica significa divisione nel vero senso della parola, non c’era un posto pubblico dove bianchi e neri potessero stare, non c’erano diritti che tutti i cittadini potessero tranquillamente esercitare e condividere.
I Simple Minds lo hanno omaggiato con una canzone quando ancora stava in prigione, ora invece è uscito “Mandela: Long walk to freedom”, un film biografico per la regia di Justin Chudwick, il ruolo di Mandela nel film è interpretato da Idris Elba. Nelson Mandela al cinema era già stato impersonato da Morgan Freeman nell’ indimenticabile “Invictus” diretto da Clint Eastwood, film che si concentra sull’ impresa della prima nazionale sudafricana di rugby ad essere composta da bianchi e neri. E’ un film dove viene raccontata la stessa realtà partendo da una diversa angolazione, offrendo spunti anche brillanti e divertenti. Nella sua vita Nelson mandela ha ispirato cantanti e musicisti, ha fatto scrivere racconti, saggi storici e occupato uno spazio anche nel fantastico mondo delle citazioni stile Facebook. Tra gli artisti vicino a lui non potevano mancare gli U2, tornati dopo 4 anni di assena per firmare la colonna sonora del film biografico a lui dedicato, con la canzone “Ordinary love”. I suoi principi sono tutti scritti in una poesia di William Erenest Henley datata 1875 che porti il nome di “Invictus” che in Latino significa “mai vinto”. Fabio Alberti
Mandela: figura immortale che ha costruito la strada per l’uguaglianza, la libertà e i diritti
Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ricorda l’uomo che ha dedicato la propria esistenza alla lotta contro l’apartheid, sottolineando come il suo esempio dovrà portare il mondo verso una coscienza diversa. Molte persone ancora non hanno accesso al cibo e le condizioni degli agricoltori in molte aree del Pianeta rimangono disumane. La morte del grande Nelson Mandela, la cui figura e vita rimarrà immortale, dovrà spronare i popoli a sconfiggere quelle disuguaglianze, anche di diritti, che ancora esistono in molte aree del mondo. Molte popolazioni nel 2013 soffrono la fame e vivono in condizioni inaccettabili. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori parla nel ricordo del leader della lotta contro l’apartheid.
Come ha detto il premier britannico David Cameron “una grande luce si è spenta nel mondo” ma -ha aggiunto Politi- la strada che ha costruito Mandela dovrà rimanere illuminata per giungere a un futuro realmente senza sfruttamento, senza razzismo e con il rispetto di diritti inviolabili come quello dell’accesso al cibo. Noi -ha proseguito Politi- siamo portati a pensare che alcuni temi ci siano lontani, ma sbagliamo. Anche in Italia dobbiamo quotidianamente confrontarci con ingiustizie e difficoltà insopportabili: nei nostri campi avvengono cose ingiustificabili, certamente fenomeni circoscritti e non paragonabili a quello che avviene in altre vaste aree del Pianeta, ma comunque fenomeni che non dovrebbero esistere.
Chi come noi agricoltori -ha concluso il presidente della Cia- ama e vive la terra, anche grazie all’esempio di Mandela, dispone di una sensibilità molto forte verso il rispetto degli uomini e della natura. Ed è proprio per questo motivo che, da sempre, la nostra organizzazione ha messo dentro la propria missione non solo la tutela degli agricoltori e dell’agricoltura italiana, ma progetti di cooperazione internazionale e molte altre azioni finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita di tutti gli agricoltori del mondo. CIA- Confederazione italiana agricoltori
Il Nelson Mandela Forum si stringe intorno alla figura di Nelson Mandela. Domenica 8 dicembre giornata di commemorazione
Il presidente Massimo Gramigni: “Oggi siamo più soli. A noi la responsabilità perché non venga dimenticato”. “Cosa conta nella vita non è il semplice fatto di aver vissuto. E’ la differenza che abbiamo fatto nella vita degli altri che determina il valore della nostra vita”. (Nelson Mandela)
Il Nelson Mandela Forum si stringe intorno alla figura di Nelson Mandela. Il 5 dicembre 2013 rimarrà una data scolpita nella storia dell’umanità. Ci ha lasciati infatti un simbolo del ventesimo secolo, un uomo speciale, una personalità che ha cambiato il modo di pensare di milioni di persone. Tutto questo era Nelson Mandela, a cui Firenze e la Toscana sono legati da quasi trenta anni, da quando nel 1985 il Consiglio Comunale di Firenze decise di assegnare la cittadinanza onoraria a Nelson Mandela, al tempo ancora detenuto nel carcere di Robben Island.
Un legame rafforzato nel 2004, quando l’Associazione Palasport di Firenze decise di intitolare l’impianto del Campo di Marte a Nelson Mandela. Firenze e la Toscana potranno onorare la figura del leader sotto il tetto del Mandela Forum, dove in questo week-end verranno organizzati i seguenti eventi:
· Nella giornata di sabato 7 dicembre, prima dell’inizio del meeting “Motocross Freestyle”, verrà osservato un minuto di raccoglimento.
· Domenica 8 dicembre invece il Mandela Forum sarà aperto per una giornata di commemorazione dedicata a Mandela. Dalle ore 10 alle ore 20 sarà possibile entrare nel Mandela Forum e lasciare la propria firma sia su un registro, che su una parete dell’impianto che resterà per sempre come la testimonianza materiale del giorno della scomparsa di Madiba.
Dichiarazione di Massimo Gramigni, presidente del Nelson Mandela Forum di Firenze, sulla scomparsa scomparsa di Nelson Mandela. “Oggi siamo più soli, sono soli coloro che lo hanno combattuto, sono soli i tanti che sono cresciuti con le sue idee e la sua presenza, sono più soli le ragazze e i ragazzi nel mondo che non sanno chi è. A noi la responsabilità perché non venga dimenticato. Anzi, adesso spetta a noi il compito di fare in modo che quel mondo per cui ha combattuto diventi il bisogno di quelle ragazze e ragazzi che lo stanno conoscendo solo ora o che leggeranno di lui sui libri di storia!
Pochi mesi dopo quel 3 novembre 2004, quando assieme a Claudio Bertini e ai nostri soci del comune di Firenze e della Provincia Firenze avevamo intitolato l’ex palazzo dello sport di Firenze a Mandela, ebbi il privilegio di incontrare Madiba in ben due occasioni, la prima volta nel marzo 2005, quando fui parte della delegazione che gli consegnò la pergamena con la cittadinanza onoraria che il comune di Firenze gli aveva dato venti anni prima, la seconda nell’ottobre dello stesso anno.
In quegli incontri gli parlai dei nostri progetti per il Nelson Mandela Forum. Mi colpì di lui subito la grande attenzione posta nel mettere a proprio agio l’interlocutore, fosse questi un capo di stato, un collaboratore o un semplice organizzatore di canzonette come me, al contempo senza perdere mai di vista lo scopo e gli obbiettivi dell’incontro. Purtroppo dopo quegli incontri non riuscimmo nell’intento di organizzare a Firenze un grande concerto legato alla sua campagna per la lotta all’aids 46664. Ma è continuato e continua il nostro impegno per ricordare a tutti, come ci è stato detto da Mandela, che nessun uomo nasce odiando il vicino per il colore della sua pelle, per le sue idee o la sua religione, e che se si può insegnare ad odiare deve essere possibile insegnare ad amare. Lo dobbiamo a Mandela, lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo a noi stessi”.


