Un viaggio nell’immaginario costruito da film e serie, dove l’abito diventa linguaggio culturale potente.
L’abito religioso, nel cinema italiano, non è mai un semplice costume. Una tonaca, un velo, un saio o una veste cardinalizia bastano a definire un personaggio, suggerire autorità o fragilità, evocare mistero, ironia, desiderio, vocazione o conflitto. È da questa forza iconografica che nasce “L’abito fa il monaco. Porporati e preti, suore e frati nel cinema e nella fiction italiani degli ultimi decenni”, una delle mostre speciali del Festival della Fotografia Italiana 2026, in programma dal 12 giugno al 6 settembre nel cuore del Casentino.
Ospitata nel suggestivo Castello Conti Guidi di Poppi, la mostra è curata da Antonio Maraldi, tra i massimi esperti italiani di fotografia di scena e ideatore di CliCiak – Scatti di cinema, il concorso nazionale dedicato ai fotografi che raccontano il set attraverso l’obiettivo.
Il percorso espositivo attraversa oltre trent’anni di cinema e serialità, riunendo immagini di scena, ritratti e set che hanno contribuito a costruire l’immaginario delle figure religiose sullo schermo: preti, suore, cardinali, monaci, frati e papi come protagonisti, comprimari, presenze comiche, drammatiche o perturbanti.
La mostra dialoga con una lunga tradizione visiva: dal don Pietro di Roma città aperta al mondo popolare di Don Camillo, fino alle interpretazioni più recenti e stratificate. Tra i titoli evocati compaiono Habemus Papam di Nanni Moretti, The Young Pope di Paolo Sorrentino, Le confessioni di Roberto Andò, Il nome della rosa, L’arte della gioia, Il Gattopardo, Vermiglio e Francesco di Michele Soavi.
Non si tratta di un’esplorazione devozionale, ma di un’indagine sull’immaginario collettivo: l’abito come segno narrativo, capace di definire ruoli, introdurre ambiguità, generare tensione o comicità, e di attivare uno dei codici più riconoscibili della cultura visiva italiana.
La galleria riunisce alcune delle firme più autorevoli della fotografia di scena contemporanea, alternando ritratti intimi, momenti circoscritti e set più ampi. Ne emerge il valore autonomo della fotografia di scena come linguaggio capace di raccontare il cinema da dentro, con una propria forza narrativa.
La mostra è realizzata grazie alla collaborazione di AFS – Autori della Fotografia di Scena, della Biblioteca Malatestiana e del Centro Cinema Città di Cesena, attraverso il prezioso fondo CliCiak.
INFORMAZIONI
Festival della Fotografia Italiana
12 giugno – 6 settembre 2026
Bibbiena, Poppi, Pratovecchio Stia (Casentino, Toscana)
www.festivalfotografiaitaliana.it



