Al Sud 1 su 4 non può permettersi un pasto adeguato tutti i giorni.
La Cia commenta il rapporto dell’Istat su “Reddito e condizioni di vita”: la situazione economica del Paese è sempre più difficile, soprattutto nel Mezzogiorno. In tre anni è cresciuto del 33% il numero degli indigenti. Ma anche chi “resiste” ai colpi della recessione, mette in atto tagli drastici alla spesa, anche quella alimentare.
La situazione economica delle famiglie è giunta al limite, soprattutto al Sud dove un italiano su due è a rischio di povertà ed esclusione. Tanto che la percentuale di individui che non possono permettersi di mangiare carne o pesce ogni due giorni è molto più alta al meridione rispetto alla media nazionale: il 24,9 per cento contro il 16,8 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto dell’Istat su “Reddito e condizioni di vita”.
La crisi e la disoccupazione galoppante stanno mettendo in ginocchio i cittadini: tra il 2010 e 2012 il numero degli indigenti è cresciuto del 33 per cento e nell’ultimo anno gli italiani costretti a rivolgersi agli enti caritativi per un pasto gratuito o un pacco alimentare hanno superato quota 3,7 milioni (+9 per cento) -osserva la Cia-. Ma anche chi “resiste” ai colpi della recessione, ha comunque dovuto mettere in atto tagli draconiani ai consumi, compresi quelli insopprimibili come gli alimentari.
Oggi infatti -sottolinea la Cia- il 62 per cento delle famiglie riduce quantità e qualità del cibo acquistato, percentuale che però supera il 70 per cento nel Mezzogiorno. Ancora: oltre la metà delle famiglie (il 53 per cento) compra quasi esclusivamente prodotti in promozione, scontati e in offerta speciale, mentre il 29 per cento abbandona del tutto i marchi commerciali per “no logo” e prodotti “di primo prezzo. Infine oltre il 16 per cento delle famiglie dice addio a pranzi e cene fuori dalle mura domestiche.



