Il panorama musicale della capitale si arricchisce delle note dei Depeche Mode e dei Baustelle.
L’estate romana è costellata di ogni tipo di svago: dalle arene cinematografiche all’aperto alle passeggiate per le vie storiche di Roma, dalle rive del Tevere che offrono bancarelle e bar lungo il fiume ai numerosi pub all’aperto dove si può gustare una birra fresca, anche l’offerta musicale non è da meno. Dopo l’enorme successo di pubblico del concerto dei Muse allo Stadio Olimpico quest’ultimo ha visto le sue tribune e il suo campo riempirsi nuovamente di migliaia di fan accorsi da ogni dove per poter vedere le star indiscusse della musica elettronica inglese dal 1980, i Depeche Mode.
Il gruppo, originario della città di Basildon sita ad una quarantina di chilometri da Londra, è composto attualmente da Martin Gore, Andy Fletcher e il ben noto front-man Dave Gahan, vero e proprio simbolo vivente dei Depeche Mode. Da trent’anni il gruppo inglese è l’indiscusso campione della musica elettronica, nonostante nel passato abbia avuto modo di sperimentare e abbracciare vari generi musicali, dal Synth pop al New wave, al Rock elettronico e all’Alternative rock.
Durante il concerto romano, dalla durata di due ore e mezza circa, il gruppo inglese ha dato il meglio di sé con pezzi come “Personal Jesus”, “Enjoy the silence”, “Welcome to my world”, “Barrell of a gun”, “Shake the disease”. Nonostante l’ottima performance della band, con un Gahan su di giri e un paio di performance personali di Gore, durante il concerto si è percepito debolmente il legame energico con il pubblico (più di una volta Gahan ha richiesto platealmente al pubblico di cantare alcuni momenti dei brani indirizzando il proprio microfono verso lo stadio ma l’intento non voluto è stato quello di alcuni silenzi sommessi).
All’Auditorium Parco della Musica di Roma, nella Cavea, si sono invece esibiti i Baustelle, gruppo musicale di rock alternativo italiano formatosi negli anni ’90 in Toscana. Il gruppo comprende tre elementi principali, Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini mentre si avvale delle collaborazioni di altri artisti per arricchire la parte strumentale, soprattutto durante le performance live.
La Cavea dell’Auditorium ha offerto un’ottima scenografia e un ottimo sonoro per l’esibizione della band, agevolata anche dalla fresca serata estiva che ha concesso una tregua dall’afa cittadina (ma non dalle zanzare). L’impianto audio e quello di illuminazione hanno permesso ai Baustelle di realizzare un ineccepibile performance artistica: il sapiente uso delle tonalità cromatiche dei fari ha seguito di pari passo le sonorità. Molti dei brani eseguiti provenivano dall’ultimo album del gruppo, “Fantasma”, la cui copertina campeggiava sulla band in forma di gigantografia: tra questi vale la pena citare “Il futuro”, “Cristina” (splendida esecuzione, ha decisamente energizzato tutto il pubblico) e “Nessuno”.
Il gruppo ha poi proposto differenti versioni di due brani famosi, “Charlie fa surf” e “La canzone del parco”: il primo è stato rivisitato in una chiave più lenta mentre il secondo, per esigenze di tempistica, è stato eseguito in maniera particolarmente ritmata (un plauso speciale alla Bastreghi per aver saputo tenere testa allo sforzo fino all’ultimo). Dopo l’esecuzione di altri brani noti come “Le rane” e “Andarsene così”, il gruppo ha concluso la sua brillante performance con un vecchio cavallo di battaglia, “La guerra è finita”, in un tripudio finale di applausi.



