Due visioni teatrali premiate alla Biennale 2026

Due visioni teatrali premiate alla Biennale 2026

Riconoscimenti a Emma Dante e Mario Banushi, protagonisti di una stagione che rinnova linguaggi e immaginari scenici.


La Biennale Teatro 2026 celebra due protagonisti della scena contemporanea: Emma Dante, tra le registe italiane più influenti, riceve il Leone d’oro alla carriera, mentre il Leone d’argento va al ventisettenne regista greco-albanese Mario Banushi, rivelazione del nuovo teatro europeo. La decisione è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia su proposta del Direttore del settore Teatro, Willem Dafoe. La cerimonia si terrà durante il 54. Festival Internazionale del Teatro, in programma dal 7 al 21 giugno nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian.

Emma Dante, un linguaggio scenico unico e riconoscibile

Nella motivazione ufficiale, la Biennale sottolinea come Emma Dante abbia saputo trasformare la propria Palermo in un laboratorio poetico e politico, intrecciando la lezione di Pirandello, Sciascia, Camilleri, Ciprì e Maresco, Scaldati. La sua ricerca – segnata da temi come famiglia, morte, sogno, amore e violenza – ha generato un teatro di forte umanità, capace di dare voce a marginalità spesso ignorate.

Diplomata all’Accademia Silvio d’Amico, Dante fonda nel 1999 la compagnia Sud Costa Occidentale, imponendosi rapidamente sulla scena nazionale. Dal debutto alla Biennale nel 2004 con La scimia ai successi nei maggiori teatri internazionali, la regista ha ampliato il proprio raggio creativo attraversando cinema, narrativa e letteratura per l’infanzia. Al Festival 2026 presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile, nuovo capitolo del suo dialogo con l’immaginario barocco di Giambattista Basile.

Mario Banushi, la rivelazione che trasforma il silenzio in racconto

La motivazione del Leone d’argento riconosce a Mario Banushi un linguaggio poetico e ellittico, costruito più su silenzi e gesti che su parole. Le sue opere, radicate nella memoria familiare e nella cultura balcanica, trasformano riti quotidiani in cerimonie universali, oscillando tra realismo radicale e visioni astratte.

Nato nel 1998, cresciuto tra Albania e Grecia, Banushi si diploma al Conservatorio di Atene. Esordisce con Ragada, creato in un appartamento durante la pandemia, e conquista poi pubblico e critica con Goodbye, Lindita, rimasto in scena tre anni al Teatro Nazionale di Grecia. Il terzo capitolo della trilogia, Taverna Miresia, ha confermato la sua maturità artistica nei principali festival internazionali.

Al Festival 2026 Banushi presenterà per la prima volta l’intera trilogia, riunita sotto il titolo Romance Familiare. Come dichiarato al New York Times: «Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca».

Una tradizione di eccellenza

Il Leone d’oro alla carriera e il Leone d’argento si inseriscono in una lunga storia di riconoscimenti che hanno premiato figure decisive del teatro mondiale, da Ariane Mnouchkine a Romeo Castellucci, da Warlikowski a Kae Tempest, fino ai più recenti Elizabeth LeCompte e Ursina Lardi.

Crediti foto: Emma Dante ph. Carmine Maringola e Mario Banushi ph. Andreas Simopoulos