Settimana televisiva vivace: fiction dominanti, varietà in affanno, informazione stabile ma marginale.
La serata televisiva del giovedì si apre con un ritorno atteso: Striscia la Notizia, in versione serale, portando con sé l’energia di un format che, da decenni, scandisce l’informazione satirica degli italiani. La prima puntata sembra confermare la forza del marchio: il pubblico risponde, la curiosità c’è, e l’idea di una nuova collocazione in prime time appare, almeno inizialmente, una scommessa possibile.
Tuttavia, l’illusione dura poco. Alla seconda uscita, il programma si scontra con una realtà che in televisione pesa come un macigno: l’abitudine del pubblico. E dall’altra parte della barricata c’è Don Matteo, una delle fiction più radicate nell’immaginario collettivo, capace di catalizzare ascolti con una naturalezza quasi disarmante.
La sfida diventa impari nel giro di una sera. Il tg satirico non riesce a mantenere il passo, perde terreno e si ritrova a inseguire un avversario che sembra non conoscere cedimenti.
Non si tratta solo di numeri: il calo di Striscia è il segnale di un equilibrio serale che non si lascia facilmente scalfire. La forza narrativa di Don Matteo, la familiarità dei suoi personaggi, la capacità di offrire un intrattenimento rassicurante e riconoscibile, creano un contesto in cui inserirsi diventa complesso per chiunque, anche per un prodotto storico come Striscia.
In questo scenario, la serata televisiva diventa un campo di battaglia silenzioso, dove ogni scelta pesa e ogni collocazione può determinare il destino di un programma. Striscia prova a ritagliarsi un nuovo spazio, ma la strada, almeno per ora, appare in salita e la sfida con Don Matteo si trasforma in un caso emblematico di come, in televisione, il passato possa ancora dettare le regole del presente.
Chi invece un posto nel mondo televisivo è riuscito a guadagnarselo nonostante la concorrenza è Antonella Clerici con il suo The Voice Kids, perché è vero che la certezza del sabato sera è C’è posta per te, capace di superare il 27% di share e i 4 milioni di spettatori, ma The Voice Kids risponde con numeri robusti. Più defilata La7, che mantiene una presenza stabile ma lontana dalla competizione per il vertice.
La domenica introduce una dinamica interessante, con una discrepanza evidente tra share e numero di spettatori. Chi Vuol Essere Milionario guida in percentuale, ma Prima di noi riesce a coinvolgere un pubblico più ampio, segnale di una platea frammentata e di abitudini di visione sempre meno lineari. Le Iene confermano una tenuta costante, senza però incidere realmente sulla leadership della serata.
L’inizio della settimana rafforza il dominio della fiction Rai. La preside si impone con numeri molto alti, dimostrando come il racconto seriale di stampo tradizionale continui a essere una garanzia. Zelig prova a contrastare questa forza con un buon risultato, ma resta comunque un passo indietro. Più marginale l’offerta di Rai 3, che fatica a emergere nel prime time generalista.
Il confronto si fa più equilibrato nelle serate successive, dove Morbo K e L’ultima volta che siamo stati bambini si muovono su valori simili, dando vita a una competizione più serrata. In questo contesto, l’informazione di La7 mantiene una presenza riconoscibile ma non competitiva sul piano dei grandi numeri. La metà della settimana segna una ripresa per Canale 5, che con Una nuova vita riesce a tornare in testa, pur senza distacchi clamorosi. Rai 1 resta comunque agganciata, mentre Rai 3 continua a presidiare una fascia di pubblico fedele ma limitata.
La settimana si chiude con una sfida ravvicinata tra Colpa dei sensi e Tali e quali, due proposte diverse ma entrambe capaci di intercettare un pubblico consistente. Quarto Grado conferma infine la solidità del filone crime, che continua a garantire risultati affidabili.
Classe 1991, laureata in giurisprudenza, ma con la passione per la scrittura e la televisione.
Dal 2015 scrive per il Titolo e cura la rubrica Tele dico in Tv su TitoloTv, dove ogni settimana cerca di analizzare la televisione di oggi. Le sue critiche sono sempre costruttive e mai distrutte perché dietro a qualunque lavoro, anche il peggiore, ci sono lavoratori e idee che meritano di essere rispettate.



