Dimore storiche, un motore silenzioso per l’Italia

Dimore storiche, un motore silenzioso per l’Italia

Una rete culturale e produttiva che sostiene territori, filiere e investimenti con impatto nazionale.


Le dimore storiche italiane si confermano un pilastro culturale ed economico del Paese, ma per sprigionare appieno il loro potenziale serve un’alleanza più solida tra pubblico e privato, sostenuta da strumenti normativi stabili e lungimiranti. È il quadro emerso dalla 49ª Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), ospitata al Teatro Argentina di Roma e presieduta da Maria Pace Odescalchi.

All’incontro hanno partecipato rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle principali realtà culturali e produttive nazionali, a testimonianza di un interesse crescente verso un patrimonio che, pur essendo privato, svolge una funzione pubblica essenziale.

I dati del VI Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato delineano con chiarezza il peso del settore:

  • 46.000 beni culturali privati distribuiti in tutta Italia, quasi il 30% nei comuni sotto i 5.000 abitanti, dove rappresentano presidi identitari e culturali.
  • Il 60% delle dimore produce valore diretto attraverso turismo, cultura e agricoltura, con ricadute significative sull’occupazione giovanile.
  • Oltre 35 milioni di visitatori nel 2024, grazie anche alle più di 20.000 realtà che organizzano eventi e aperture al pubblico.
  • L’85% degli interventi di manutenzione è autofinanziato, con una spesa media superiore ai 50.000 euro annui per bene.
  • 1,2 miliardi di euro investiti in restauri straordinari nel 2024, per un totale di oltre 1,9 miliardi, pari a più del 10% della crescita del PIL 2023.
  • 10.000 dimore pronte ad ampliare le attività, se supportate da un quadro normativo più favorevole.

Durante il dibattito è emersa la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e proprietari, con l’obiettivo di rendere sostenibili gli investimenti in tutela e valorizzazione. Tra le proposte più discusse:

  • Estendere l’Art Bonus ai beni culturali privati gestiti da fondazioni o enti del terzo settore, per favorire manutenzione, restauro e attività culturali.
  • Riformare e armonizzare l’IVA nel settore dei restauri, come suggerito da Federculture, per allineare l’Italia agli standard europei e riconoscere il ruolo pubblico delle dimore storiche.

Il confronto, moderato da Andrea Ducci, si è sviluppato lungo due direttrici: i modelli di gestione e sviluppo delle dimore e il tema della fiscalità, con l’obiettivo di individuare strumenti capaci di consolidare il contributo del patrimonio culturale privato al sistema Paese.

Le dimore storiche sono parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro valore culturale, ma per il contributo concreto che offrono ai territori”, ha dichiarato la Presidente ADSI, Maria Pace Odescalchi. “Sostengono filiere produttive, creano occupazione e promuovono un turismo responsabile che valorizza aree interne e piccoli centri, custodi della nostra memoria”.

L’assemblea è stata anche occasione per premiare i vincitori della VII edizione del Premio Tesi di Laurea ADSI, dedicato ai giovani ricercatori impegnati nello studio del patrimonio culturale privato:

  • Primo premio: architetti Elena Rizzico e Alessandro Piacentini (Politecnico di Milano) per la tesi “Palazzo Franco a Vicenza. Prospettive metodologiche per il recupero e la valorizzazione”.
  • Secondo premio: architetto Nicola Gigli per “Architettura rurale dell’Appennino reggiano: identità, conoscenza, missione”.
  • Terzo premio: Concetta Sidoti Abate (Università di Palermo) per “Case museo e genius loci… Villa Piccolo di Calanovella”.