Cannes 2026 tra visioni, sfide e rinascite

Cannes 2026 tra visioni, sfide e rinascite

Un racconto sull’edizione che ridefinisce linguaggi, poteri e prospettive dell’industria cinematografica globale.


La stagione di Fotogrammi in scena si chiude con un viaggio denso e appassionato dentro la 79ª edizione del Festival di Cannes, un’edizione che ha confermato la Croisette come laboratorio privilegiato del cinema contemporaneo. Francesco Maggiore e Donato Bianco aprono la puntata ricordando come Cannes resti, nonostante tutto, “il tempio del cinema”: un luogo dove glamour, politica e industria continuano a intrecciarsi senza perdere la propria identità.

L’edizione 2026 si presenta con un’immagine forte: un poster dedicato a Terrence Malick e una selezione che riduce il peso dei blockbuster americani per lasciare spazio a un cinema più autoriale. A guidare la giuria è Park Chan-wook, primo presidente sudcoreano nella storia del festival, simbolo di un equilibrio sempre più internazionale.

I temi dominanti attraversano identità fluide, isolamento emotivo, riscrittura della memoria e fratture familiari. Una costellazione narrativa che trova forma in opere come Faterland di Pavel Pawlikowski, immerso nelle tensioni della Guerra Fredda; Les Inconnus di Arthur Harari, che gioca con il corpo e l’identità; e Paper Tiger di James Gray, un crime drama che affida a Scarlett Johansson un ruolo di peso.

Il cinema d’autore continua a contaminarsi con i codici del genere — thriller, sci-fi, horror — mentre tornano protagonisti come Almodóvar, Hamaguchi, Fassbender e Vikander. Sul fronte industriale, Cannes ribadisce la propria linea: niente film senza distribuzione in sala francese, mentre cresce l’influenza di MUBI come produttore e marchio curatoriale.

I social trasformano il red carpet in una passerella globale dominata da micro-influencer e brand, dove i primi quindici secondi diventano decisivi per la viralità. Tra i momenti più iconici: il ritorno di John Travolta, la coppia Johansson–Gray e la Palma d’oro onoraria a Barbra Streisand.

Il festival conferma la propria missione culturale: difendere la “sacralità della sala” contro la logica usa-e-getta delle piattaforme, pur riconoscendo che il futuro del cinema sarà sempre più ibrido. Le piattaforme diventano videoteche globali, mentre MUBI si impone come modello virtuoso di produzione e distribuzione.

Non mancano le notizie internazionali: Scarlett Johansson sarà Gilda Dent nel sequel di The Batman, Sebastian Stan interpreterà Harvey Dent, e il nuovo 007 è ancora in fase di casting sotto la regia di Denis Villeneuve. Intanto, il pubblico torna in sala per rivedere cult come Top Gun Maverick, Eyes Wide Shut e Prima dell’alba.

Il bilancio del cinema italiano è più complesso: un anno debole, poche opere davvero incisive, ma con la sorpresa de La città delle pianure. Restano aperte le polemiche sulle maestranze e sulla qualità delle storie, mentre si invoca uno shock creativo capace di rompere l’“elettroencefalogramma piatto” della produzione nazionale.

Lo sguardo finale è rivolto al futuro: grande attesa per The Dog Stars di Ridley Scott, girato in Italia, e per The Odyssey di Christopher Nolan, già al centro di discussioni social. La puntata si chiude con una riflessione sul ruolo della critica e un omaggio a Federico Frusciante, esempio di voce schietta e necessaria nel panorama contemporaneo.