Camila Cabello, destinazione sconosciuta

“C, XOXO” è un album di transizione che porta la pop star di origini cubane su terreni nuovi, tra curiosità e furbizia, tra piccole trasgressioni e soluzioni non sempre originali, con risultati altalenanti.


Il clichè secondo il quale quando una donna, cambiando il colore dei capelli, è pronta ad affrontare nuove sfide, trova conferma nel modo in cui Camila Cabello ha presentato ufficialmente il suo nuovo album, rivelando lei stessa quanto questa sua nuova conquistata libertà artistica passasse in maniera cruciale attraverso un cambiamento estetico e cromatico.

La sua precedente immagine rassicurante lascia spazio ad una indole vagamente trasgressiva, cosi come la musica si contamina col mondo urban grazie all’apporto dei produttori El Guincho (Rosalìa, FKA Twigs, Frank Ocean) e Jasper Harris (Doja Cat, Lil Nas X, Jack Harlow).

Il problema di base, se di tale si tratta, è quanto questa svolta sia frutto di un’evoluzione e quanto sia un tentativo di cavalcare il mondo di TikTok e degli adolescenti, imbarcando ospiti di grido che a tratti si prendono completamente la scena del disco.

“C, XOXO” (che vorrebbe dire “saluti e baci da Camila”) è stato realizzato quasi interamente nella sua città d’adozione Miami e vuole essere una vera e propria “lettera d’amore” a una città che negli anni ha dato agli immigrati cubani tante possibilità, artistiche e non.

La frenetica “I Luv It” (insieme al rapper Playboi Carti) inaugura il disco insieme alle prime polemiche (chissà se create ad arte o meno) sulla somiglianza con “I Got it” della cantautrice Charli XCX, che ha postato su TikTok una parodia dove sovrappone il suo brano all’immagine della Cabello, agghindata da “baddie” (cattiva ragazza).

In “Chanel No. 5” Camila cita in modo maldestro lo scrittore giapponese Haruki Murakami definendosi anche “una ragazza carina con una mente malata”, diverte ma niente di più “He Knows” realizzata con Lil Nas X.

La prestigiosa collaborazione con Drake sfocia nella tribale “Hot Uptown” e nell’anemico intermezzo “Uuugly”, mentre la parte romantica e ipnotica è rappresentata da “Twentysomethings”, forse l’unica vera ballata del disco, mentre “B.O.A.T.” cita Pitbull portandolo su una dimensione intima così come “June Gloom”, chiaramente ispirata a Lana Del Rey.

Non manca il reggaeton con “DREAM-GIRLS”, il pop rock anni 2000 di “pretty when i cry”, il brano più sperimentale è invece “Dade County Dreaming” (con l’apporto di JT & Yung Miami) dove una parte strumentale di pianoforte porta il brano su atmosfere sognanti.

Presentato come un disco di emancipazione e libertà, con l’ambizione di affermarla come una cantautrice dalla narrativa più ampia, “C, XOXO” sembra più un disco di transizione che va a parare un po’ dappertutto per vedere cosa può funzionare.

Il futuro ci dirà quale dimensione potrà prendere la carriera di Camila, capiremo meglio se questo album rappresenta per lei un passaggio necessario o un passo falso.

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Fabio Alberti

 

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