Bologna celebra il gioco come cultura, ricerca e relazione

Bologna celebra il gioco come cultura, ricerca e relazione

PLAY – Festival del Gioco, dove il tavolo torna a essere spazio di incontro.


Dal 22 al 24 maggio BolognaFiere si trasforma in una grande città del gioco. PLAY – Festival del Gioco, la più importante manifestazione italiana dedicata ai giochi “analogici”, con numeri da record: 43mila metri quadrati coperti, quattro padiglioni, oltre 200 espositori, altrettante novità editoriali, 3.000 tavoli di gioco allestiti contemporaneamente e più di 700 eventi in programma.

Organizzata da BolognaFiere in collaborazione con Ludo Labo, con il supporto di Club TreEmme, La Tana dei Goblin, Ludus e altre associazioni, la manifestazione gode del patrocinio della Regione Emilia-Romagna, dell’Università di Bologna, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, del Comune di Bologna e del Comune di Modena.

PLAY è un festival, ma anche una ludoteca aperta, dove il pubblico non si limita a guardare: si siede, ascolta le regole, prova, sbaglia, ricomincia, ride, collabora. Nei padiglioni convivono giochi da tavolo, giochi di ruolo, giochi di carte, miniature, giochi dal vivo, LARP, giochi scientifici, giochi storici, giochi per famiglie, libri e attività educative. Il risultato è un panorama ricchissimo, in cui il gioco mostra tutte le sue forme: divertimento, narrazione, strategia, apprendimento, simulazione, immaginazione.

A PLAY si incontrano bambini, adolescenti, adulti, anziani, famiglie, gruppi di amici, appassionati, curiosi, insegnanti, ricercatori, autori, editori, illustratori e associazioni, perchè non esiste un solo modo di giocare e non esiste un solo tipo di giocatore. La manifestazione dimostra che il gioco accompagna l’intera vita, cambiando forma a seconda dei contesti.

E infatti PLAY è anche uno spazio in cui il gioco diventa oggetto di ricerca, strumento educativo e mezzo di divulgazione. Accanto agli editori e alle associazioni, trovano posto enti scientifici, università e istituzioni culturali che utilizzano il linguaggio ludico per avvicinare il pubblico a concetti complessi, dalla fisica alla storia, dall’astronomia alle scienze sociali. Sono presenti, tra gli altri, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, IMT di Lucca e diversi atenei italiani, tra cui le Università di Bologna, Modena e Reggio Emilia, Parma, Firenze, Genova e Torino. Laboratori, gruppi di ricerca e dipartimenti mostrano come il gioco possa diventare un modo per tradurre fenomeni scientifici, processi storici e sistemi complessi in esperienze accessibili, partecipative e memorabili.Bologna celebra il gioco come cultura, ricerca e relazione

Particolarmente affascinante è lo spazio dedicato ai giochi storici, dove il gioco non si svolge sempre attorno a una plancia tradizionale, ma spesso attorno a veri e propri modellini ricostruttivi. Battaglie, villaggi, boschi, aerei, truppe, mezzi e paesaggi diventano scenari tridimensionali curati con grande attenzione, come il modello di grandi dimensioni del castello di Gradara, che richiama immediatamente il rapporto tra ricostruzione, immaginazione storica e precisione materiale. Qui la dimensione ludica si intreccia con una forma rigorosa di attenzione storica. Chi gioca non muove semplicemente pedine: misura distanze, valuta posizioni, calcola spostamenti, a volte usando anche un centimetro. Il gioco così diventa anche un modo per ragionare sugli eventi, sulle strategie, sui territori, sui limiti materiali dell’azione umana. Attraverso miniature, plastici e scenari ricostruiti, il passato torna a essere osservabile, discusso, interrogato.

In un’epoca in cui molta parte della nostra socialità passa attraverso schermi, notifiche e interazioni rapide, PLAY racconta qualcosa di diverso. Qui il corpo è ancora centrale. Si gioca seduti a un tavolo, si guardano gli altri, si toccano carte, dadi, miniature, libri, plance, pedine. Si ascolta una storia, si interpreta un personaggio, si collabora, si compete, si negozia una scelta. La dimensione tangibile non è un residuo nostalgico del passato, ma una parte essenziale dell’esperienza.

Molti partecipanti raccontano che, durante il gioco, il cellulare quasi scompare, mostrando come esistano ancora spazi in cui la presenza fisica, la parola, l’ascolto e la fantasia hanno un valore insostituibile. Il gioco di ruolo e i LARP, però, non sono solo fuga dalla realtà ma anche un modo per sperimentare e superare paure, per imparare a fidarsi, ad ascoltare, a prendere decisioni insieme.  Per questo PLAY non è un mondo “per nerd”, ma un ambiente accogliente e trasversale.

La tecnologia, pur presente, rimane marginale rispetto alla forza dell’esperienza analogica. Alcuni titoli ibridi si affacciano sul mercato con pedine dotate di sensori, board attive e componenti capaci di dialogare con sistemi digitali. Sono esperimenti interessanti, perché non cancellano il tavolo ma lo espandono. Il digitale, in questi casi, non sostituisce ma prova ad amplificare

È forse questa la lezione più importante di PLAY: il gioco è un linguaggio culturale complesso, capace di unire generazioni, discipline e comunità, in un’esperienza umana completa, fatta di mente e corpo, regole e libertà, apprendimento e meraviglia.