Atleti a scuola

L’Accademia Italiana di Karate compie trentatre anni.


Atleti a scuolaLe sere invernali a Milano sono sempre gelide, nebbiose e immerse in un traffico caotico. Eppure, nonostante ciò, all’Accademia gli assenti sono rarissimi. Alcuni allievi, dopo aver lavorato l’intera giornata, percorrono anche cento chilometri per ascoltare la parola dei Maestri. Altri loro compagni smontano dalla catena di montaggio e, senza neppure il conforto di un panino e di una birra, si precipitano a occupare i primi banchi.

No, non è una pagina tratta dal racconto “La maestrina degli operai”di De Amicis: è solo un flash sulla realtà delle due sezioni in cui è divisa l’Accademia e dove insegno lingua e cultura giapponese! D’accordo: il vento rivoluzionario del ‘68 ha, giustamente, spazzato via tanto inutile vecchiume; le bocce di vetro colme d’inchiostro dal profumo intenso sono, ormai, nei musei e i bidelli non fanno più capolino dalla porta per annunciare il finis!

Eppure, credetemi, nelle due aule si può ancora respirare un’atmosfera deamicissiana! Dal marzo 1980, quando iniziammo il primo corso istruttori, ho visto passare tanti e tanti ragazzi. E tra loro ho sempre trovato qualche “Garrone” e qualche “De Rossi” che mi hanno fatto capire che, come sosteneva Lao Tze, la connaturata bontà umana!Atleti a scuola

Be’, naturalmente – sarebbe ipocrita non dirlo – ho anche incontrato qualche allievo svogliato e indisciplinato. Ma sono certa che, sull’immaginaria lavagna nera, non scriverò mai il nome di nessun “cattivo” (chi pratica il karate non può avere l’animo malvagio del Franti deamicissiano). Ecco perché voglio dire un grazie a quasi tutti i miei allievi dai quali ho ricevuto stupende lezioni di maturità, senso del dovere e dedizione allo sport con la S maiuscola!