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Categoria: L'approfondimento
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Nelle sale cinematografiche italiane il film “il Segreto di Italia” di Antonello Belluco, per l'occasione abbiamo incontrato Fabrizio Romagnoli, uno degli attori per farci comprendere l’essenza di questo film in tutta la sua importanza.


Una storia d’amore italiana in un clima di guerra civileUna storia d’amore con allo sfondo un fatto di cronaca efferato alla fine della seconda guerra mondiale per mano di una brigata di partigiani. Un film che consiglieresti per chi ama le verità?

Sì. Penso che la verità sia sempre importante e che si debba sempre sapere. Nel film "Il segreto di Italia" si parla di storia e, che possa piacere o no, le cose sono andate come sono andate. A volte si può anche guardare ad un fatto storico apprendendone solo la realtà oggettiva dei fatti, questo penso. Sai, magari per me è facile parlarne così perché non sono politicamente schierato né a destra, né a sinistra e comunque, il film, non è solo questo. C'è una grande storia d'amore, uno squarcio sulla vita in quel periodo, emozioni e sentimenti di molti personaggi e un messaggio, a mio avviso molto importante che comunica il mio personaggio che non tutte le persone sono sempre colpevoli e a volte ci si ritrova invischiati in casi particolari solo per un'appartenenza familiare o per ignoranza o per la non forza di reagire alla situazione circostante. Prima di giudicare bisognerebbe sempre valutare attentamente ogni situazione.

Più volte il film ha ricevuto battute d’arresto, mettere in risalto una storia così vibrante di guerra civile e che per certi versi getta in cattiva luce alcune azioni compiute per mano di partigiani era considerato scomodo, oggi l’essere arrivati finalmente nelle sale, può essere percepito come una crescita e apertura verso nuove strade da parte del nostro cinema e del suo pubblico?

Questo non lo so, è una domanda più grande di me...  Potrei  solo dire che per me è sempre una crescita quando tutto ciò che viene divulgato tramite il cinema, il teatro, la televisione e l'arte tutta, possa far riflettere il pubblico, o chi ne fruisce, in modo da metterlo nella condizione di capire, di riflettere e di poter avere o sviluppare un'idea propria su come è andata e va la vita in generale. Ci sono troppe censure in ogni campo dell'informazione e la gente a volte non riesce a capire ciò che succede nel mondo a partire dalla politica, dall'economia per arrivare a fatti religiosi e di vita comune. Secondo me occorrerebbe un po' più libertà di stampa e di comunicazione per dare la possibilità di poter dire ciò che è vero e ciò che è falso con una pubblica e oggettiva possibilità di verifica.Una storia d’amore italiana in un clima di guerra civile

Il 20 novembre 2014 l’esordio del film nelle sale cinematografiche italiane, che aria si respira tra tutti i soggetti coinvolti?

C'è una grande attesa. Sono anni che si lavora a questo film. Io, in quanto attore, non ho subito le vicissitudini che ha incontrato il regista o la produzione nel portare a termine questo film e quindi posso semplicemente dire di essere felice che un importante film storico sia riuscito ad arrivare nelle sale cinematografiche. Spero che il pubblico apprezzi la narrazione di questa vicenda e della grande storia d'amore che accompagna gli eventi.

Nel corso della tua carriera, hai più volte interpretato personaggi di spessore, in un film del genere per importanza storica e culturale della nostra nazione, qual è il tuo ruolo?

Sicuramente questo è il ruolo più difficile e complesso che mi sia trovato a dovere interpretare. Il film di Antonello Belluco è molto corale e il partigiano Mauro, pur essendo un ruolo da non protagonista, ha grande rilievo nel corso della narrazione perché lo si trova in azione  sia quando ha 35 anni, nelle scene ambientate nel 1945, e sia a 85 anni, quando il film mostra gli anni 2000. Ho interpretato un ruolo un po' più giovane di me e lo stesso ruolo molto più anziano di me. Un'esperienza unica e uno  studio di preparazione  infinito a partire dalla voce che cambia negli anni, il modo di camminare, le emozioni vere, vissute e ricordate, delle scene molto intime e commoventi che si raccontano.  

Proprio nel tuo personaggio, risalta gran parte dell’umanità che hanno contraddistinto i partigiani liberando la nostra patria anche a scapito della propria vita, azzardiamo se pensiamo che il tuo ruolo potrebbe farti concorrere come attore non protagonista al David di Donatello?

Questa domanda mi toglie il fiato... allora... Sì, direi che per la difficoltà e lo spessore che il personaggio ha, questo è il tipico ruolo che potrebbe essere preso in considerazione da eventuali giurie di premi di rilievo come il David di Donatello.

Una storia d’amore italiana in un clima di guerra civileParlando di Romina Power, il suo ritorno sulle scene dopo diversi anni è già considerato un miracolo fatto da parte del regista. La sua iconografia cinematografica è legata spesso a storie di amore, nel film interpreta un ruolo centrale con il nome Italia, che effetto ti ha fatto lavorarci affianco?

Nelle scene in cui interpreto Mauro ad 85 anni recito sempre insieme a Romina Power e questo mi ha permesso di conoscere una grande artista, una donna umile, vera, onesta e generosa. Sono veramente felice di avere avuto questa opportunità! Lei mi ha fatto sentire subito a mio agio fin dalla prima lettura del copione. Una lettura fin da subito difficile, tra l'altro, perché in questo film, e a mio parere è un altro valore culturale aggiunto, recitiamo in dialetto. Romina Power  recita in veneto ed è bravissima! Ha studiato con grande dedizione e il suo accento risulta perfetto! Il regista, per il mio ruolo, ha voluto che usassi il mio dialetto: il marchigiano. Il mio personaggio, infatti, nel film, dice di venire da Macerata. Quando interpreto Mauro a 35 anni, la cadenza e le parole in dialetto sono più marcate di quando poi ho 85 anni, dopo aver vissuto metà vita lontano da Macerata, nel Veneto. Devo ammettere che, pur essendo il mio dialetto, sarebbe stato più facile recitare in italiano, in quanto si recita sempre in italiano.

Il regista Belluco ha dichiarato che questo sarà il suo ultimo film, non è forse il caso visto lo sforzo fatto, di continuare a produrne ancora e cercare di provare a raccontare la storia italiana anche a 360°?Una storia d’amore italiana in un clima di guerra civile

Antonello Belluco è veramente bravo e continuerà a fare tanti altri film! Se poi vorrà fare film storici piuttosto che d'azione o di altro genere, beh... io spero di esserci sempre! Mi sono trovato benissimo e per me, con lui, questa è la seconda esperienza. La prima fu nel docufilm "Il Giorgione da Castelfranco - Sulle tracce del genio", un'esperienza indimenticabile.
Comunque, tornando a "Il segreto di Italia", spero che sia ben accolto dal pubblico e che ci sia affluenza nelle sale perché è un gran bel film.
Nel concludere questa intervista, se me lo permetti, vorrei ringraziarti di cuore per avermi dato l'opportunità di parlarne attraverso le bellissime domande che mi hai rivolto: grazie!
Un caro saluto a te e a tutti i lettori: ci vediamo al cinema!

Foto di Enrico Cesaro

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