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Categoria: Cinema e Teatro
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Ironia ed erotismo nell'Orlando Furioso, il 23 dicembre alle ore 17:30 presso la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio di Bologna.


Ariosto PiccanteL’Orlando Furioso, poema di Ludovico Ariosto, è una sorpresa continua, dove l’immaginazione non ha limiti, parlarne diffusamente impiegherebbe ore e la nostra breve lettura non potrà mai essere esauriente, ma sicuramente sarà divertente. Presenteremo i canti dedicati all’amore, alle debolezze umane che il poeta propone con ironia ed erotismo, mettendo i protagonisti in situazioni boccaccesche a dir poco esilaranti. L’argomento principale sarà il tradimento, le corna, la gelosia, i problemi di coppia, situazioni imbarazzanti che non si risolveranno mai con la violenza ma solo con la comprensione e l’amore. Ad esempio un uomo tradito trova la moglie a letto con l’amante, l’istinto lo porterebbe ad uccidere tutte e due, ma per il troppo amore che porta alla donna non ci riesce.     


Smonta in casa, va al letto, e la consorte
Quivi ritrova addormentata forte.
La cortina levò senza far motto,
e vide quel che men veder credea;
che la sua casta e fedel moglie, sotto
la coltre, in braccio a un giovane giacea.
(qualche verso dopo)
Da lo sdegno assalito, ebbe talento
Di trar la spada e ucciderli ambedui:
ma da l’amor che porta, al suo dispetto,
all’ingrata moglier, gli fu interdetto.

Quindi chi ama non può uccidere. La vicenda ha sviluppi veramente divertenti  come quando una regina tradisce il nobile consorte con un nano.


Quindi mirando vide in strana lutta
Ch’un nano avvinghiato era con quella:
et era quel piccin stato sì dotto,
che la regina avea messa di sotto.


La storia è esilarante ma non è opportuno anticiparla, questi pochi versi servono a stimolare la curiosità. Un altro episodio buffo parla dei problemi relativi alla vecchiaia, la bella Angelica nuda e svenuta è nelle mani di un anziano eremita che può fare di lei ciò che vuole,    

Or le bacia il bel petto, ora la bocca;
non è chi 'l veggiain quel loco aspro et ermo.
Ma nell'incontro il suo destrier trabocca;
ch'al desio non risponde il corpo infermo:
era mal atto, perché aveva troppi anni;
e potrà peggio, quanto più l'affanni.
Tutte le vie, tutti li modi tenta,
ma quel pigro rozzon non però salta.
Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta;
e non può far che tenga la testa alta.

La vecchiaia dà qualche problema, ciò che si vuole non sempre si può ottenere. Il poeta con garbo riesce a ridere delle nostre debolezze, delle furbizie come nel caso di Ricciardetto che scomoda ninfe e magia per cogliere il frutto del desiderio, e dare felicità alla principessa Fiordispina, disposta anche lei a credere a tutto per ottenere ciò che le preme.  Ecco i versi dove il giovane afferma che da donna si è trasformato in uomo e come la principessa apprezzi il prodigio.


Io 'l veggo, io 'l sento, e a pena vero parmi:
sento in maschio, di femmina, mutarmi.
(qualche verso più avanti)
così la donna, poi che tocca e vede
quel di ch'avuto aveva tanto desire,
agli occhi, al tatto, a se stessa non crede,
e sta dubbiosa ancor di non dormire;
e buona prova bisognò a far fede
che sentia quel che le parea sentire.
“Fa, Dio (diss'ella), se son sogni questi,
ch'io dorma sempre, e mai più non mi desti”.

Poi seguono gli amplessi dei giovani amanti.

Io senza scala in su la ròcca salto
e lo stendardo piantovi di botto,
e la nimica mia mi caccio sotto.
Se fu quel letto la notte dinanti
pen di sospiri e di qurele gravi,
non stetta l'altra poi senza altrettanti
risi, feste, gioir, giochi soavi.


Altro episodio divertente è quello che capita a Rinaldo, quando gli viene offerto da bere in un nappo d'oro fino, un calice, che ha un imbarazzante potere magico: se la tua donna è onesta si riesce a bere, ma se è disonesta e ti tradisce tutto il vino si verserà sul petto, e non sarà possibile dissetarsi. Qui si parla di corna.


Ciascun marito, a mio giudizio, deve
sempre spiar se la sua donna l'ama;
saper se onore o biasimo ne riceve,
se per lei bestia, o se pur uom si chiama.
L'incarco de le corna é lo più lieve
ch'al mondo sia, se ben l'uom tanto infama:
lo vede quasi tutta l'altra gente;
e chi l'ha in capo, mai non se lo sente.
Se tu sai che fedel la moglie sia,
hai di più amarla e d'onorar ragione,
che non ha quel che la conosce ria,
o quel che ne sta in dubbio e in passione.
Di molte n'hanno a torto gelosia
i lor mariti, che son caste e buone:
molti di molte anco sicuri stanno,
che con le corna in capo se ne vanno.
(qualche verso dopo)
Se béi con questo, vedrai grande effetto;
che se porti il cimier di Cornovaglia,
il vin ti spargerai tutto sul petto,
né gocciola sarà ch'in bocca saglia;
ma s'hai moglie fedel, tu berrai netto.


Prosegue la storia raccontando di un cavaliere che per gelosia ha portato la casta moglie a tradirlo. Ariosto è mirabile nel garbo che usa nel trattare questi argomenti piccanti e nella lettura ne presenteremo molti altri, come la vicenda della bella Argia che tentata dal denaro si concede a un cavaliere e come anche il marito cede alla avidità. Non voglio svelarvi troppo, vi invito ad assistere alla lettura per divertirvi con i canti più belli e i versi piccanti di un grande poeta: Ludovico Ariosto.


Ariosto Piccante
Ironia ed erotismo nell'Orlando Furioso
Lettura interpretata da Gioia Cacciari e Luigi Monfredini
Commento musicale di Paolo Pedroni e Massimo Giuberti
23 dicembre alle ore 17:30
Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio,
Sala dello Stabat Mater- Piazza Galvani 1 Bologna
Ingresso libero

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