Il Bologna perde meritatamente con la Juventus ed ora è penultimo in classifica.
La partita tanto attesa che poi delude, la montagna che ha partorito un topolino. Bologna-Juventus a Bologna non è mai una partita normale, troppi i precedenti più o meno sfortunati, troppe le ombre bianconere su quella che per ora rimane l’ultima retrocessione rossoblu. Per ora. Perché il ruolino di marcia non è dei più esaltanti, e le dirette concorrenti non stanno di certo a guardare.
La Juve si presenta al Dall’Ara senza almeno tre titolari e con la testa in Turchia, il Bologna avrebbe potuto – e dovuto – provare a strappare almeno un punto. Bastano invece dieci minuti a capire come andrà a finire, altrettanti ne servono agli ospiti per passare senza troppa difficoltà. Inspiegabile l’atteggiamento dei rossoblu nei primi venti minuti: difesa bassa oltre ogni logica, centrocampo inesistente che non filtra né imposta, attacco sterile.
Se ciò è frutto di un atteggiamento sbagliato dei giocatori, è doveroso farsi delle domande e possibilmente provare anche a rispondere; se, al contrario, è mister Pioli ad averla preparata così, c’è qualcosa che non va: giusto impostarla sul contropiede, ma non è Bianchi l’uomo adatto bensì Cristaldo (che sfiora il gol nella ripresa); giusto aspettarli per ripartire, ma se concedi praterie a Vidal e Pogba difficilmente vieni perdonato.
La Juventus al contrario dà una mano al Bologna – forse per scusarsi di tutto ciò che di scorretto è accaduto negli anni passati – e si divora più volte il gol del k.o., complice un Curci in giornata di grazia. Tuttavia il Bologna è tutto lì, in una reazione di nervi e poco cervello, disorganizzato e confusionario, una squadra in cui il giocatore migliore (Diamanti) corre più del mediano (Khrin), una squadra in cui la mezzala (Konè) arriva al cross con più facilità degli esterni (Garics e Morleo). Insomma, una squadra senza né capo né coda.
Inutile attaccarsi, inoltre, all’episodio di Peluso: il difensore bianconero, già ammonito, fa quello che non dovrebbe fare, e sa di rischiare grosso. Ingenuo. A fare fallo, e a pensare che Mazzoleni osi estrarre il secondo giallo. Conte ringrazia, e fa entrare Asamoah. Una scena già vista: non è la prima volta, non sarà nemmeno l’ultima. In ogni caso, difficile pensare che un Bologna in cui gli attaccanti non segnano – nel frattempo Gilardino continua a sviolinare – i centrocampisti non saltano l’uomo, i terzini crossano in curva, sarebbe stato in grado di sfruttare l’uomo in più.
Chiellini di testa toglie ogni dubbio, sul risultato e sul fatto che Curci sia da serie A: grave l’errore di posizionamento nella “terra di nessuno” in occasione del gol del difensore azzurro. Il Bologna dunque, contrariamente alle dichiarazioni di rito, ha perso a testa bassa. E a testa bassa deve ripartire, poiché il penultimo posto comincia a far paura e il calendario non è dei più agevoli. A gennaio qualcosa andrà rivisto, e sarà necessario qualche rinforzo. Con quali soldi, non si sa.


