Luciano Berio e Tempo Reale hanno creato una musica d’avanguardia utilizzando strumenti e informatica e l’hanno resa unica adattandola allo spazio d’esecuzione.
Il 57° Festival Internazionale di Musica Contemporanea di Venezia, diretto da Ivan Fedele si è intitolato Altra Voce, Altro Spazio. Questo “altro” è riservato a tutti quei giovani compositori in grado di portare sul palcoscenico nuove sonorità, nuovi studi musicali ed evoluzioni sonore. Ognuno di loro è debitore musicalmente e concettualmente al laboratorio di Luciano Berio Tempo reale.
Questo centro di produzione, ricerca e didattica musicale, fondato nel 1987 a Firenze, ha investigato a fondo la relazione tra nuove tecnologia e musica, tra elettronica e suono, in modo tale da affidare la stessa responsabilità nell’esecuzione a musicisti e ai tecnici. Tra le ricerche condotte la più importante è stata studiare la manipolazione del suono dal vivo, la relazione tra ambiente e suono, in un connubio artistico di creatività e poliedricità.
Fedele alla Biennale Musica 2013 ha proposto questo risultato, proponendo due brani scritti da Berio ed eseguiti lo scorso 11 ottobre al Teatro alle Tese di Venezia dall’Orchestra della Toscana e dal Coro della Maîtrise de Radio France. Il programma ha previsto l’esecuzione di “Altra voce” per flauto contralto, mezzo-soprano, elettronica del 1999 e “Ofanìm” per due gruppi strumentali, coro di bambini, voce femminile ed elettronica (1988-1997). In entrambe le esecuzioni l’utilizzo dell’elettronica è servito ad ampliare, propagare, ripetere parole e suoni.
Nel primo pezzo il mezzo soprano Monica Bacelli e il flauto di Michele Marasco hanno letto il loro spartito seduti a un tavolo, come se volessero illustrare e dimostrare al pubblico quella particolare musica. La voce e il suono del flauto si sono ripetuti in piccoli pezzi e si sono accavallati alla normale lettura dello spartito. In questo modo si è creata un’armonia sonora lineare, naturale, perfetta in quanto i tecnici Francesco Giomi e Damiano Meacci, sono riusciti a intersecare suono live e il registrano in una composizione armoniosa e soave.
In “Ofanìm”, allo stesso modo, il pubblico ha ascoltato una doppia intersecazione di voci e suoni. I giovani cantanti del coro della Maîtrise hanno letto i frammenti apocalittici del libro di Ezechiele che scrive di un cielo minaccioso e infuocato a cui si sono intrecciati i versi poetici del Cantico dei Cantici sul volto e sul corpo dell’essere amato. Il frammento conclusivo ha condotto in scena la madre, eseguita da Esti Kenan Ofri, come emblema di entrambi gli scritti, strappata dalla terra e cacciata nel deserto. In questa struttura di suoni si è inserita la musica dell’orchestra di fiati e timpani diretta dal M° Danilo Grassi che ha dettato i ritmi di ripetizione dei brani, inserendoli nel cantato con precisione assoluta. Il risultato è stata un’atmosfera musicale tetra e funesta, sancita dai colpi dei timpani e addolcita dalle melodie dei flauti.
In queste due composizioni, infatti, la parola circola, si diffonde e si inserisce nella melodia attraverso l’elettronica, portando il suono e la voce ad andare oltre al canale di trasmissione univoco che parte dai musicisti per arrivare al pubblico. Nel modo studiato da Berio la musica di adatta e diffonde al luogo di esecuzione.
É questo il carattere unico e innovativo delle due composizioni proposte a Venezia. Il modo in cui il suono si adatta allo spazio, rendendo unica dal punto di vista sonoro, l’esecuzione. Tempo reale e Berio hanno dimostrato con questi due brani una nuova prospettiva acustica, in cui la musica non ha più un valore di ascolto universale, ma utilizza l’elettronica per creare un’armonia unica e specifica in ogni contesto.
Nella foto il Coro della Maîtrise di Radio France/Christophe Abramowitz



