Tempus-Time

Tempus-Time
11 giugno 2018

Avangart organizza una mostra presso la splendida Reggia di Caserta con i maestri Marco Lodola e Giovanna Fra.


Da Molfetta in giro per l’Italia a promuovere l’arte in tutte le sue forme e declinazioni. Stiamo parlando di Nicolò Giovine e Sebastiano Pepe, due talentuosi professionisti che si sono imposti a livello nazionale.

 

Il progetto Avangart

Avangart Connessioni Creative è un progetto artistico culturale creato dai due soci fondatori Nicolò Giovine e Sebastiano Pepe con lo scopo di sensibilizzare il pubblico ad ogni forma d’arte e renderla più fruibile. Mostre ed eventi artistico culturali sono i mezzi principali per seguire questa filosofia e dare forma all’idea del gruppo, concependo tali eventi non solo come luoghi espositivi, ma come luoghi d’incontro, di pensiero e di scambio di idee.

 

La formazione artistica nasce dal lontano 2000 con prestigiose collaborazioni con i più rinomati gruppi italiani dell’arte e dell’editoria di pregio a livello mondiale e con importanti partner museali e fondazioni italiane. Il gruppo si avvale della collaborazione di grandi Maestri dell’arte contemporanea come Marco Lodola, Leonardo Lucchi, Natale Addamiano, Michele Volpicella, Gennaro Barci, Andrea Castorina.

 

Mercoledì 13 giugno ore 18.00 presso la Reggia di Caserta si terrà l’inaugurazione della mostra “TEMPUS-TIME” dei maestri Marco Lodola e Giovanna Fra a cui prenderanno parte i due curatori. Ma anticipiamo qualcosa su questa mostra… che si preannuncia eccezionale vista l’eccellenza degli artisti e il magico luogo che la ospiterà.

 

Tempus-Time

Il titolo della mostra è un voluto riferimento al trait d’union che Marco Lodola e Giovanna Fra, grazie alle loro opere, creano fra il Tempus, la dimensione temporale legata all’antichità, al classico, alla storica sede espositiva e il Time, sintesi del mondo contemporaneo.

 

La Reggia di Caserta, la residenza reale più grande del mondo, accoglie il percorso espositivo composto da una selezione di opere dei due artisti, che dall’ingresso si snoda negli spazi interni, nel parco reale, fino ad arrivare agli appartamenti del piano nobile. L’immenso parco della sontuosa villa, nel raggio di un chilometro, è punteggiato da oltre venti monumentali sculture luminose di Marco Lodola che rappresentano alcuni dei suoi soggetti tipici, uomini e donne, ballerini, danzatrici, animali, figure reali e immaginarie, che metaforicamente partecipano a una festa di corte. Questi lavori, oltre al forte impatto creato grazie alla loro imponenza e alla vivacità dei colori, si caratterizzano per la loro peculiarità: l’emanare luce, che genera dinamismo, potenza, vitalità; qualità che non riguardano solamente le opere in sé, ma che vengono trasmesse anche all’ambiente circostante.

 

Le installazioni di Marco Lodola appaiono in grande sintonia con le tele di Giovanna Fra che accolgono il visitatore negli appartamenti reali e, caratterizzate da un forte cromatismo, incarnano perfettamente quell’arte contemporanea in cui la contaminazione di tecniche e la sperimentazione sono elementi imprescindibili. L’artista si misura con lo spazio interno e l’architettura vanvitelliana, reinterpretando nelle sue opere i motivi decorativi settecenteschi, arazzi, carte da parati, arredi Barocchi e Neoclassici, attraverso il linguaggio segnico, costituito da tracce di colore dalle forme imprevedibili e uniche, da textures astratte che si intrecciano con le trame del supporto digitale. I suoi lavori di matrice informale abbandonano infatti i mezzi tradizionali e, partendo da frame fotografici stampati su tela, Giovanna Fra arriva al risultato finale, percorrendo un cammino a ritroso, che la conduce a terminare l’opera con delle pennellate tradizionali, un’ulteriore dimostrazione del legame fra tempus e time e nel caso specifico del “passaggio da time a tempus”.

 

Seppure provenienti da formazioni diverse i lavori di Marco Lodola e Giovanna Fra creano un profondo dialogo e si completano vicendevolmente, ma soprattutto instaurano un forte legame con il luogo che li ospita, come afferma Luca Beatrice nel testo dedicato alla mostra: “Dialogare con stucchi, decorazioni, pitture di genere e, soprattutto, con un’architettura di inestimabile pregio può costituire infatti una sfida ardua eppure affascinante per gli artisti contemporanei, a partire dall’utilizzo di materiali anomali che solo da poco sono entrati nel novero appunto dell’artisticità. Senza contare volumi, cubature e l’immensità di un parco che farebbe spaventare chiunque. […] Realizzare un cortocircuito visivo tra il tempus e il time, ovvero il passato e il presente, è rischio che l’arte di oggi sente di correre con sempre maggior frequenza. Ora, in particolare, tra pittura, elaborazione digitale, plastica e luce”.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira, con un vasto repertorio di immagini, il testo del curatore Luca Beatrice e numerosi interventi fra cui quelli di Renzo Arbore, Aldo Busi, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, Piero Chiambretti, Roberto D’Agostino, Salvatore Esposito, Ciro Ferrara, Antonio Stash Fiordispino, Enzo Iacchetti, Max Pezzali, Andrea Pezzi, Red Ronnie e di criticiillustri quali Achille Bonito Oliva, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Martina Corgnati, Vittorio Sgarbi.

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