Rinvenuto a San Lazzaro un cranio umano del IV millennio a.C.

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14 giugno 2018

La scoperta, presentata oggi alla stampa nella sala del comune bolognese. Presenti anche le telecamere del TitoloTV.


E’ stato presentato oggi, nella sala di Consiglio del Comune di San Lazzaro di Savena (Bo), il ritrovamento di un cranio umano risalente all’Età del Rame, avvenuto nella Grotta Marcel Loubens (San Lazzaro di Savena), tra i più antichi mai rinvenuti nell’area bolognese.

 

Il cranio umano, datato tra il 3.300 e il 3.600 a.C. e probabilmente di sesso femminile, recuperato in un camino carsico con strapiombo di 11 metri d’altezza, costituisce uno dei più antichi resti antropici dell’area bolognese e si inserisce nel complesso quadro paleodemografico al cui centro si pone il sito preistorico della Grotta del Farneto ed il vicino sepolcreto eneolitico del Sottoroccia.

 

L’incontro è stato introdotto dal sindaco di San Lazzaro Isabella Conti, dalla Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna Cristina Ambrosini e da Sandro Ceccoli, presidente dell’Ente di gestione per Parchi e la Biodiversità – Emilia Orientale.

 

Vedere le immagini del recupero di questo importantissimo reperto – ha detto il sindaco Isabella Conti, in apertura della conferenza -, è la più grande testimonianza della passione e della tradizione che da Fantini a Orsoni ha segnato la nostra terra. Come istituzioni dobbiamo fare il possibile per diffondere questo amore per il territorio, la conoscenza e la scoperta, soprattutto tra i più giovani. Siamo onorati di aver potuto prendere parte a questo momento importantissimo, per il quale ringraziamo il Gruppo Speleologico Bolognese, la Soprintendenza, l’Ente Parco dei Gessi e tutte le realtà e le persone che hanno reso possibile questa scoperta”.

 

La nuova Soprintendente Cristina Ambrosini, alla sua prima uscita ufficiale ha sottolineato “l’importanza di questa scoperta, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per l’intera comunità. Questo evento straordinario è la testimonianza di ciò che come enti siamo chiamati a fare, ovvero la salvaguardia del patrimonio culturale, anche grazie alla conoscenza, la passione e la competenza di tante persone e realtà che hanno al loro centro l’amore per il paesaggio, sia ambientale che culturale e storico”.

 

Un paesaggio, il Parco dei Gessi Bolognesi, che “sta lavorando per arrivare alla candidatura come patrimonio dell’Unesco”, come ha spiegato il presidente dell’Ente Parchi Sandro Ceccoli: “Questo ritrovamento testimonia l’enorme ricchezza del nostro parco, anche nel sottosuolo. Si tratta di un luogo unico che ogni giorno cerchiamo di comunicare e far scoprire a tutto il mondo, a partire dalla stessa comunità locale e dai più giovani, in particolare le scuole, che visitano assiduamente il parco e le sue grotte”.

 

A illustrare le suggestive fasi della scoperta, del recupero e del valore scientifico-culturale del reperto, sono state Monica Miari (archeologa) della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna e Maria Giovanna Belcastro (antropologa) del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, accompagnate da Nevio Preti, segretario generale G.S.B.-U.S.B.

 

“Da diversi anni facciamo esplorazioni nell’area dei Gessi Bolognesi – ha spiegato Nevio Preti -. La scoperta è stata emozionante, nonostante le molte difficoltà del recupero. Abbiamo infatti a che fare con una grotta molto stretta, nella dolina dell’Inferno, con un camino complesso, tanto che il recupero del cranio ha richiesto ben 11 ore di lavoro. Ma vedere emergere dalla grotta questo reperto straordinario dopo 5mila anni, alle 10 di sera, tra il buio e le lucciole, è stata un’emozione indescrivibile”.

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