Padri e figli in cerca di riscatto in “Creed 2”

14 febbraio 2019

Il secondo capitolo dello spin off sulla saga di Rocky Balboa, alza il tiro e si ritrova ad affrontare un temibile demone del passato: Ivan Drago, stavolta affiancato dall’altrettanto brutale figura del figlio Viktor.


Adonis Creed (Michael B Jordan) ha conquistato la cintura di Campione del Mondo dei Pesi Massimi, e questo grazie all’allenamento del suo mentore, Rocky Balboa (Sylvester Stallone) storico rivale e amico di suo padre Apollo (Carl Weathers), deceduto sotto i colpi mortali del russo (Dolph Lundgren).

 

E proprio quest’ultimo, dall’Ucraina, vuole raccogliere il guanto della sfida tramite la potenza e ferocia del suo erede Viktor (Florian Munteanu), conosciuto per la sua ferocia nell’ambiente pugilistico, e anche lui in procinto della scalata al titolo. Dopo numerose provocazioni, tramite i media, i due arriveranno a scontrarsi, nonostante i consigli protettivi di Balboa verso Adonis a desistere.

 

L’incontro è devastante, e blocca per diverso tempo Adonis, che solo grazie alla nascita della sua bambina, ritrova le forze, l’energia e lo slancio vitale per tornare a boxare. Rocky lo porta ad allenarsi nel deserto (così come lui a suo tempo nella neve) per rigenerare il suo corpo, ma soprattutto il suo spirito, attraverso il rinforzo della capacità esplosiva e della resistenza. Adonis ritrova la vera motivazione per tornare a combattere, non più per vendetta, ma per sé stesso, e questo Viktor lo percepirà nel nuovo incontro in Russia, a Mosca, dove il passato e presente torneranno a sfidarsi, non più sotto la Guerra Fredda, ma nell’ottica di un rapporto, quello tra padri e figli.

 

Ivan cerca di riscattare il suo onore perduto attraverso la violenza di suo figlio. Ma la Storia è ciclica, e quello che è avvenuto trent’anni prima si ripete nuovamente, e in questo caso è sempre Rocky a dettare (con una certa sofferenza) le regole. “Creed 2” segna per l’ottava (e ultima?) volta il ritorno del leggendario pugile interpretato da Stallone, regalando ancora una volta insieme a Michael B Jordan un’interpretazione sofferta e indimenticabile, sul binomio solitudine e redenzione.

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