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Si è arrivati addirittura ad una movimentazione leghista per tentare di bloccare la proiezione nelle scuole della pellicola firmata da Veronica Pivetti. L’ennesima dimostrazione che nel 2017 l’omofobia è tutt’altro che un problema superato.


Ne Giulietta ne Romeo il fCi sono voluti secoli affinché le persone omosessuali trovassero il coraggio di confessare il proprio orientamento. Altrettanto tempo perché gli altri le accettassero, anche se a dire il vero, questa fase è ancora allo stato embrionale. La legge di certo non ha aiutato questa situazione, perché solo nel maggio del 2016 qualcosa si è mosso e si è potuta finalmente avere anche in Italia una normativa per le unioni civili che potesse ricomprendere anche le coppie omosessuali.  Da quel momento sembrava essersi aperto qualche spiraglio verso la normale accettazione di quello che un tempo era considerato “diverso”.

In realtà siamo ancora ben lontani dal giorno in cui potremo mettere la parola fine alle discriminazioni sociali, personali, ma soprattutto politiche. Sì perché fino a quando sarà proprio la politica a porre veti, etichettare e decidere che cosa sia normale e cosa no, sarà difficile, se non impossibile riuscire a trovare una soluzione. Le morti suicide per casi di bullismo omofobico sono ancora tante, troppe. Le aggressioni fisiche e verbali ancora di più. E così risulta essere estremamente difficile portare un po’ di educazione e fare chiarezza nella testa delle persone. L’ultimo caso in ordine di tempo ha come protagonisti da un lato Veronica Pivetti con il suo film “Né Giulietta, Né Romeo”, patrocinato tra l’altro dall’Uniceff, e dall’altra la politica. Quella stessa politica che ci ha messo anni per giungere poi ad una pseudo conclusione, epurata in molti punti, grazie alla legge del 2016. Il film racconta la storia di Rocco sedicenne con genitori separati. Un ottimo rapporto con la mamma e la stravagante nonna, ma pessimo col padre, egocentrico e distante. L’apparente tranquillità del ragazzo viene minata quando, a scuola, Rocco si innamora di un altro ragazzo e decide di rivelare la propria omosessualità ai genitori. Deluso dalla loro reazione, scappa di casa per andare a vedere il concerto del suo cantante preferito, giovane icona gay. Così, madre e nonna lo inseguono in un viaggio esilarante, che porterà tutti a Milano e a conoscersi meglio. Il film, uscito l’anno scorso, sta tentando di fare il giro delle scuole per sensibilizzare sul tema dell’omosessualità e di conseguenza educare i giovani. Il 25 febbraio qualcosa è andato storto. La scuola scelta per la proiezione era l’istituto Cavalieri di Milano.

Dopo la visione del film esponenti politici della lega hanno gridato allo scandalo, additato la pellicola come pornografica. Nota bene: nel film non c’è nulla che possa anche solo minimamente essere paragonato alla pornografia. Circa l’accaduto il Carroccio ha chiesto conto all'assessore regionale all'Istruzione, Valentina Aprea di Forza Italia. Questa, sia chiaro, non è la prima crociata intrapresa dal movimento politico, sulla questione. Come dimenticare la grande scritta “Family Day” sulla facciata del Pirellone. Sta di fatto che è l’ultima in ordine di tempo e chissà quante ancora ne vedremo. Il problema ovviamente è molto grave e radicato. L’ignoranza e la pseudo omologazione a ciò che qualcuno ha deciso dove essere per tutti “normale” e il corrispettivo voler allontanare il “diverso” continuano a dilagare.

È semplice farsi belli con parole lodevoli quando i fatti poi ci dicono che la mappa dell’odio contro gli omosessuali continua ad allargarsi a macchia d’olio. Quando ancora la maggior parte dei gay vengono derisi, maltrattati, umiliati e nel peggiore dei casi spinti alla morte. Molto spesso sono le piccole cose a permettere, quanto meno, di cominciare a cambiare. Come per esempio proiettare un film assolutamente innocente, che ha solo la presunzione di voler raccontare una condizione che la nostra società ha per forza voluto definire anormale. In definitiva siamo davvero ancora molto lontani dal comprendere che l’amore è tale per tutti, che non ci deve importare se il nostro migliore amico ama il suo compagno di banco o se nostra figlia ha deciso di sposare la sua compagna. Essere omosessuali non è una malattia che si cura con medicine speciali, non è una condizione che menoma le persone. È l’ignoranza il vero virus da debellare, e la politica proprio di questo dovrebbe occuparsi, non certo di un film che sta cercando di arrivare là dove i nostri politici stanno da troppo tempo peccando.

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