L’originale visione creativa di Claudia Melegari

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L’originale visione creativa di  Claudia Melegari
12 settembre 2017

Nativa della provincia mantovana, l’artista colpisce per la positiva spregiudicatezza nell’utilizzo di linguaggi e materiali.


Laureatasi  all’Accademia delle Belle Arti di Brera nel 2000, espone  in mostre personali e collettive tra le quali citiamo la Setup Artfair a Bologna, con la Galleria Falcinella Fine Art, la GAM alla Casa del Mantegna di Mantova, l’ Art-Code di Mantova,  Statement 2012, di Circoloquadro di Milano. Al momento collabora con la Galleria Falcinella Fine Art di Mantova. Ho avuto la possibilità di contattarla e farle qualche domanda:

Claudia, quando ha preso coscienza che l’arte sarebbe stata parte integrante della sua vita?
Indubbiamente l’arte ha sempre fatto parte della mia vita, arte come concetto di equilibrio, di bellezza, d’impressione che cattura l’istante. Da bambina sembrava tutto più semplice, perché di questo mi nutrivo, gli studi seguenti mi hanno fatto sperimentare nuove tecniche, a volte deviandomi dal mio percorso. Queste deviazioni hanno permesso, dopo anni, un’evoluzione di coscienza, come quando, appresa una filosofia, prima la si trattiene, la si metabolizza, per poi arrivare a comprendere che forse non è la propria. Mi servo dell’archivio del web, del cinema, per catturare immagini, scene, volti, che altero con  Photoshop e che, in seguito, attraverso la pittura subiscono un ulteriore trasformazione. La vita non è separata dalla morte e così tracce di persone lontane riemergono, quando se ne evoca la presenza, per un sentimento che conduce a scegliere un certo contenuto e non un altro. Frammenti di volti distorti, smaterializzati e nello stesso tempo uniti. Attraverso la traccia originale e alla sua perdita si scava e appare un altro volto, espressione di un rimando al passato, in quella linea del tempo che si unisce al presente, dove permangono i segni di un antico passaggio.

Lei è una sperimentatrice a tutto tondo, qual è la formula a lei più congeniale?
In realtà il filo conduttore è sempre lo stesso, attingo a più fonti perché credo che non esista una formula congeniale, anche se la pittura rimane comunque il mezzo che mi procura più soddisfazione, e quello che ritengo possa portarmi più in profondità, proprio per il fatto che così come una sfumatura può richiedere presenza e attenzione, in altri momenti la pittura attiva invece dei processi che sono fuori  controllo. Ci sono ricerche che mi fanno entrare in profondità e altre che sfiorano il gioco come le fotografie digitali. Nuoto nel mio spazio e mi muovo di conseguenza con la tecnica che potrebbe essere più affine a quello che sento o a quello che ho in mente.

Come vede la situazione attuale dell’arte in Italia e nel mondo?
Non mi sento di esprimere un giudizio sull’arte in Italia e nel Mondo, ma mi sento di dire che per me l’arte nasce da un bisogno non solo espressivo, ma è vera e propria esigenza primaria. L’arte è ricerca, passione, dedizione e impegno e un modo per esportare nella realtà circostante la propria interiorità. L’arte va oltre al mercato, anche se questo indubbiamente è in grado di formare il concetto di bellezza e di creatività nell’immaginario collettivo.

Cosa può consigliare ai giovani che intendo avvicinarsi all’arte e quali sono i suoi prossimi programmi?
Ai giovani artisti consiglio di perseverare, di continuare a ricercare e di non scendere a compromessi con  mostre a pagamento. Nei miei prossimi programmi ci sono anche mostre all’estero, ma quello che più desidero è collaborare con persone sincere, oneste e professionali.

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