Il Posto delle fragole. Un film di I. Bergman (Svezia 1957)

Il Posto delle fragole. Un film di I. Bergman (Svezia 1957)
27 novembre 2018

Un viaggio nel passato attraverso i meandri dell’animo umano.


Il Posto delle fragole è il frutto che in Svezia rappresenta la primavera, e simboleggia la perdita dell’innocenza della giovane età. L’alchimia di espressionismo onirico, ambienti naturali e complessi flashback de il Posto delle fragole, per molti spettatori e critici è il culmine della carriera di Bergman. Nei suoi film egli ha riversato sogni, ricordi, sensi di colpa e fantasie: eventi della sua infanzia ricorrono in molte sue opere.

 

E’ diventato così di dominio pubblico il suo mondo privato, in cui coabitano la balia e la severa figura paterna, l’uomo di mondo cinico e l’artista visionario e tormentato: sono parabole dominate da infedeltà, sadismo e delusione, perdita di fede paralisi creativa e angosciata sofferenza, ambientate in un freddo panorama insulare, una soffocante stanza, da disagio a un palcoscenico ferito dalla luce.

 

Nei film profondamente pessimistici degli anni ’70 quasi tutti i contatti umani, fra genitori e figli, marito e moglie e perfino fra amici, si rivelano fondati sull’illusione e l’inganno: tutto quel che resta ancora e sempre è il ricordo dell’innocenza infantile, che sarà alla base di Fanny e Alexander, ambientato in un mondo che deve ancora conoscere le catastrofi del 20° secolo.

 

Le sue radici nel teatro e il suo modo di trattare temi morali e religiosi, contribuirono a convincere gli intellettuali occidentali dello statuto artistico del cinema. I suoi film e la sua immagine di cineasta sensibile e alieno dai compromessi, hanno rivestito un ruolo centrale nella definizione di cinema d’autore nel dopo guerra.

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