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Dall'inizio in una televisione di provincia alle reti nazionali, un opinione sul mondo dello sport e del giornalismo.
Dopo aver affiancato alcuni dei “mostri sacri” delle reti nazionali è successivamente diventato una delle firme più prestigiose del settore sportivo. Paolo Paganini - che fra le altre, ha condotto “La Domenica Sportiva Estate”, è stato opinionista in “Notti Mondiali”, “Mondiale Rai Sprint” e attualmente presenta “Sabato Sprint” - si racconta in questa intervista realizzata che sarà pubblicata in versione integrale nell’e-book “CercoLavoroaMilano”, edito da Liber Iter, disponibile da metà dicembre.
- Come hai esordito nel mondo del giornalismo?
“Ho iniziato a muovere i primi passi a TeleLiguriaSud, emittente locale della Spezia; conducevo il telegiornale, poi sono passato alle trasmissioni sportive insieme a Massimo Casseri e da lì la cosa è andata avanti; contemporaneamente collaboravo anche con l’Avvenire, per cui realizzavo la pagina “Spezia Sette”. Ho accumulato una buona esperienza in questi anni”.
- Quando e’ arrivata la svolta?
“Da TeleLiguriaSud sono passato al circuito Odeon Tv come corrispondente dalla Spezia e provincia, trattando argomenti a 360 gradi; poi sono divenuto corrispondente di Rai Liguria, a contratto con l’Articolo 2, e negli anni Novanta sono passato a Genova con l’Articolo 1, diventando redattore ordinario. Si e’ trattato di una corsa a tappe che mi è servita: l’esperienza della gavetta nelle televisioni private, dove devi essere in grado di fare tutto, è stata una palestra importante”.
- In Rai hai potuto lavorare a fianco dei grandi maestri della televisione: che cosa hai imparato da loro?
“Ho imparato tantissimo! Frequentando il corso per radio e telecronisti in Rai a Roma, ho potuto lavorare a fianco di Zavoli e Pizzul, solo per fare due nomi: da ognuno di questi maestri del giornalismo ho attinto qualcosa. Poi sei tu davanti alla telecamera, ma ho appreso dai loro consigli cose che porto avanti tuttora nel mio modo di lavorare”.
- Come viene seguito lo sport in Italia secondo te?
“Penso che, rispetto a quando ho iniziato con “Tutto il calcio minuto per minuto”, “La domenica sportiva estate” e “A tutta B”, ci sia stata un’evoluzione sbagliata perché si stanno perdendo i valori dello sport: oggi c’e’ molto più business che agonismo, basti pensare che prima non esistevano società quotate in borsa, mentre adesso calcio e finanza vanno di pari passo. L’introduzione delle Tv a pagamento ha fatto saltare il banco: siamo arrivati ad avere incontri che si giocano alle 12. Vero e’ che i club incamerano soldi, ma si svilisce il concetto romantico di questo sport dal nostro punto di vista di servizio pubblico, lo stesso che ci spinge a dar risalto anche a sport minori che rischiano di finire nel dimenticatoio”.
- Perché e’ così difficile oggi diventare giornalisti affermati?
“Penso alla mia storia professionale, iniziata prestissimo e culminata in Rai; adesso la situazione e’ diversa, lo vedo per chi vuol entrare in azienda con le cosiddette prime chiamate: oltre a fare il praticantato e l’esame di stato è comunque necessario avere la laurea e conoscere una lingua straniera, oppure si deve passare dalla scuola di giornalismo di Perugia. Attualmente la crisi economica si fa sentire a tutti i livelli, molti colleghi sono licenziati o in cassa integrazione. E’ una realtà in sofferenza”.
- Pensi che sia possibile diventare giornalisti restando in una città di provincia?
“Credo sinceramente che se qualcuno ha voglia di fare giornalismo, restare in provincia sia riduttivo oltre che difficile: l’offerta è quella che è, anche se con i media on line si è ampliata. Chi vuol fare questo mestiere deve avere una forte passione: il sabato e la domenica solo per fare un esempio, non sono quasi mai liberi. In una piccola città il giornalismo diventa quasi una cosa fra amici, familiare, perché si hanno i contatti con tutti, dalle istituzioni al resto, ma se si vuol cercare di crescere diventa complicato. Per la mia esperienza, posso dire che o si inizia presto con una gavetta dura e importante o nel caso di vocazione tardiva, si deve cercare di laurearsi e fare la scuola a Perugia o un master”.
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