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Sopprimendo gli istituti di ricerca, sopprimono l'Italia

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Scritto da Sabrina Provenzani e Piero Esposito   
Giovedì 15 Luglio 2010 21:33

Sulle spalle di giganti: parla un ricercatore ISAE


Siamo andati a conoscere i lavoratori degli Enti di ricerca indicati nella manovra finanziaria fra quelli a rischio di soppressione o ridimensionamento, perché “inutili”. Abbiamo scoperto quanto sono competenti, appassionati, autorevoli. E capaci di produrre ricerca ad altissimo livello. Ricerca di qualità: quello che in altri paesi viene considerato potenziale economico, e coltivato, finanziato e incentivato di conseguenza. Nello stesso tempo sappiamo come questi Enti, come molti altri, siano stati troppo a lungo luoghi clientelari, scendiletto di una politica che ha considerato e forse continua a considerare il pubblico come cosa sua.

E’ tempo di cambiare, non c’è dubbio. Ma ci chiediamo che senso abbia una riforma che butta via le energie più fresche, più entusiaste, più appassionate e, con loro, disperde un patrimonio culturale ed economico: gli italiani che vorremmo. Gente che vede lontano, perché è sulle spalle di giganti. Ve lo facciamo raccontare da loro, cosa stiamo perdendo tutti.
di Piero Esposito, ricercatore ISAE

Lavoro all’ISAE, l’Istituto si Studi e Analisi economica, da un anno e mezzo come assegnista di ricerca nell’aria di macroeconomia, dove mi occupo di economie emergenti. Prima di tentare questo concorso non conoscevo molto bene le attività ed il prestigio dell’ISAE. Sapevo in modo generico dei rapporti e degli indicatori che l’ente prepara, anche tramite le informazioni che passano sui giornali, ma non mi ero mai imbattuto direttamente nelle sue pubblicazioni. Dopo aver fatto domanda però mi sono documentato sulle attività dell’ISAE e sui ricercatori che vi lavorano ed ho constatato che si tratta di persone con profili di altissimo livello, con pubblicazioni degne di professori universitari, spesso con master e Ph.d conseguiti in prestigiose università straniere. Inoltre, una cosa che mi ha colpito molto, venendo dall’università, dove l’età media dei docenti è abbastanza elevata, è la forte presenza di ricercatori giovani (oltre un terzo ha meno di quarant’anni). Insieme ai ricercatori e tecnologi poi (circa una sessantina), c’è tutto uno staff di tecnici e dipendenti amministrativi che, oltre a preoccuparsi delle varie questioni amministrative, svolge un attività fondamentale di supporto alla ricerca e alla diffusione dei prodotti dell’ente.

La mia esperienza personale è stata da subito estremamente interessante; sono stato inserito nel gruppo di economia internazionale all’interno dell’unità di macroeconomia con il compito di analizzare l’evoluzione delle economie emergenti. Lo dico perché la mia tesi di dottorato ha riguardato l’integrazione produttiva e commerciale dei paesi dell’Est Europa e, visto che ho sempre avuto un forte interesse per la Russia e la Cina, ho avuto l’impressione che il ruolo che mi è stato assegnato sia perfetto per me.

Questo è stato un fattore di forte motivazione, perché sfortunatamente in Italia non è facile per i neo Dottori di Ricerca trovare lavori adeguati alle proprie competenze e molti sono costretti a occuparsi di cose diverse da quelle per cui hanno studiato; addirittura può succedere che alcuni abbandonino a malincuore la ricerca. Ho imparato moltissimo su come funziona l’economia nella realtà, sull’analisi congiunturale e sugli effetti delle politiche economiche nel breve e nel lungo periodo, tutte cose che raramente si imparano all’università, dove si acquisiscono principalmente competenze teoriche e tecniche e poco o niente si impara sulla realtà economica attuale.

Inoltre, ho sempre trovato la massima disponibilità riguardo alle proposte di ricerca ed anzi mi sono sentito gratificato e valorizzato proprio perché i miei superiori, persone di una gentilezza ed umanità estrema, hanno sempre accolto le mie idee con rispetto ed entusiasmo. Cosa può volere di più un giovane ricercatore se non avere la possibilità di crescere professionalmente e di sviluppare le proprie idee? Cosa c’è di meglio di un posto di lavoro dove si svolgono i propri doveri con piacere e dove c’è lo stimolo a fare sempre di più? Beh, io non lo so!
TUTTO QUESTO E’ INUTILE?

Ma che cos’è l’ISAE e quali sono (o forse dovrei dire erano) le sue funzioni? L’ISAE è un ente pubblico di ricerca indipendente che ha per compito istituzionale quello di fornire analisi, valutazioni e previsioni a supporto dell’attività del Governo, del Parlamento e degli Enti locali. La struttura dell’ente è divisa in cinque unità (microeconomia, macroeconomia, finanza pubblica, diritto ed economia e inchieste), in cui lavorano circa sessanta ricercatori e tecnologi e oltre quaranta tra personale tecnico ed amministrativo. Su un totale di 105 dipendenti ci sono 13 lavoratori a tempo determinato, di cui 10 ricercatori.
Queste sono le informazioni che si possono trovare sul sito, ma ai non addetti ai lavori questa descrizione può non dire molto riguardo all’importanza dell’ente. La cosa fondamentale da sottolineare è che la ragione d’essere dell’ISAE è proprio l’indipendenza. Tutte o quasi le funzioni che l’ente svolge, le svolge proprio in qualità di ente indipendente che fornisce un parere neutrale sulle questioni su cui è chiamato a rispondere e questo non solo ad uso delle autorità nazionali, ma anche degli organismi internazionali.

L’ISAE è referente della Commissione Europea per la elaborazione degli indicatori sul clima di fiducia delle famiglie e delle imprese italiane; indicatori sono estremamente importanti per valutare lo stato dell’economia. Se è vero che, come diceva Keynes, è l’istinto degli imprenditori, l’animal spirit, che muove l’economia, chiedere a questi imprenditori cosa ne pensano della situazione economica corrente e futura è un po’ come interrogare questi animal spirits, con il vantaggio che non stiamo parlando di fantomatiche divinità quanto di coloro che hanno un ruolo fondamentale nell’influenzare le dinamiche economiche. Se gli imprenditori pensano che la situazione futura peggiorerà, vuol dire che nell’immediato ci saranno forse meno investimenti, si assumerà meno personale e molto probabilmente verrà creata meno ricchezza.

Questa informazione, oltre ad essere utilizzata per fare semplici previsioni numeriche sull’andamento dei vari settori economici, dovrà essere utilizzata dai governi per mettere in atto misure che tendano a migliorare il quadro economico o, detta in parole povere, a riportare alta la fiducia. Allo stesso modo l’indicatore di fiducia dei consumatori è importante in quanto i consumi sono uno dei motori principali della crescita economica. Il consumatore sfiduciato tenderà a risparmiare di più in previsione di tempi bui e questa decisione di minor consumo probabilmente causerà minori vendite per i produttori. In questo modo la fiducia dei consumatori influenza anche quella delle imprese e viceversa.

Un’altra delle attività principali che viene svolta all’ISAE è quella di effettuare previsioni macroeconomiche sull’andamento dell’economia italiana ed internazionale. Malgrado nel periodo di crisi degli ultimi due anni ci sia stata una tendenza a demonizzare gli economisti e chi fa previsioni economiche, bisogna dire che l’attività di previsione è importantissima per impostare le politiche economiche. La previsione macroeconomica non ha lo scopo di indovinare come esattamente sarà il futuro, ma di fornire degli scenari plausibili, evidenziando anche le criticità, su cui gli agenti economici e l’esecutivo possano basare le loro decisioni, decisioni che a loro volta influenzeranno l’evoluzione futura.

Ad esempio, se c’è una previsione molto positiva sulla crescita del PIL, anche le entrate fiscali saranno presumibilmente maggiori e questo permetterà di dedicare più risorse agli investimenti o alle politiche sociali. Se la previsione si rivela troppo ottimistica e le entrate fiscali sono minori delle attese il rischio è che il deficit pubblico aumenti troppo, causando problemi più o meno gravi di sostenibilità delle finanze pubbliche, che potrebbero rendere necessarie misure impopolari come l’aumento dell’imposizione fiscale. Va sottolineato che chi svolge l’attività di previsione dall’interno del Ministero dell’Economia e Finanze la svolge per il Governo, ma solo un ente indipendente può fornire al Parlamento, agli organismi internazionali (OCSE; Commissione Europea, FMI), ai cittadini un punto di vista neutrale.

Nel Regno Unito, la prima decisione presa dal nuovo Ministro del Tesoro britannico George Osborne è stata la creazione di un ente indipendente che faccia da controllore dello stato delle finanze pubbliche e si occupi di previsioni macroeconomiche. Ciò anche allo scopo di evitare situazioni tipo quella che si è creata in Grecia, dove la mancanza di controllori indipendenti ha fatto si che il debito pubblico sia diventato insostenibile senza che nessuno se ne sia accorto in tempo. In Italia questo ente esiste già ed è l’ISAE!

Tra le altre attività, l’ISAE valuta gli effetti distributivi delle politiche economiche. Vale a dire come si distribuiscono tra le varie categorie di persone, classificate per fasce di reddito, per tipologia di contratto di lavoro o altro, i costi e i benefici di queste politiche. Per esempio, una modifica dell’imposta sul reddito delle persone fisiche può avvantaggiare i più poveri o i più benestanti, può sfavorire i lavoratori dipendenti o quelli autonomi.

Per queste valutazioni, così come per quelle sulle manovre finanziarie del Governo (altro compito istituzionale dell’ISAE), è importante che intervenga un ente autonomo, che le renda disponibili oltre che al Governo stesso, ai cittadini e alle parti sociali. In aggiunta, proprio per le sue caratteristiche di indipendenza, e per la sua esperienza nel campo delle previsioni economiche, l’ISAE è stato incaricato dalle parti sociali dell’elaborazione delle previsioni dell’indicatore di inflazione da utilizzare per l’adeguamento dei contratti di lavoro pubblici e privati (indice IPCA).

Ogni anno a maggio quindi viene fatta una previsione su quale sarà il tasso di inflazione nei 4 anni successivi e questo dato determinerà, in caso di rinnovo contrattuale per un lavoratore, l’aumento salariale che serve a compensare dell’aumento del livello dei prezzi.

Il FUTURO DEL NOSTRO PAESE
Nella mia stessa situazione di ricercatore precario ci sono all’ISAE altre persone, tutte con laurea e dottorato e a volte uno o più master. Quasi tutti gli altri ricercatori precari sono qui da più tempo di me, alcuni da sei o sette anni, ed hanno tutti alle spalle una intensa esperienza di ricerca. Essendo i più giovani poi siamo anche quelli con le competenze più aggiornate e di conseguenza ci troviamo ad avere un ruolo di rilievo nell’attività di ricerca dell’istituto. Siamo quelli più disponibili a fare sacrifici in nome della ricerca e dell’ISAE.

Ad esempio, malgrado la scarsità di fondi, io e gli altri colleghi più giovani partecipiamo frequentemente a conferenze sia nazionali che internazionali, spesso a costo di pagarcele da soli o di ricevere solo un rimborso parziale, motivati dalla voglia di affermarci nel mondo della ricerca e di tenere alto il nome dell’ente, ma anche constatando con orgoglio che l’ISAE è molto rispettato all’interno della comunità scientifica internazionale. Altri sono all’ISAE con un contratto di stage e, malgrado ricevano solo un piccolo rimborso spese, stanno tutto il giorno in istituto, motivati dalla passione e dall’ambiente lavorativo piacevole.

A fronte di questi sacrifici però dal punto di vista contrattuale siamo l’anello più debole della catena. I lavoratori a tempo determinato rischiano sempre di non vedersi rinnovato il contratto o per mancanza di fondi o per impedimenti burocratici, inoltre chi come me usufruisce di un assegno di ricerca o di uno stage non ha neanche diritto agli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione, né l’esperienza pregressa è utile ai fini della possibilità di essere stabilizzati. Questo vuol dire che, come si sta verificando, in caso di soppressione dell’ente andremo sicuramente a casa, dovremo ricominciare da zero e cercare un altro lavoro.

Gruppi di ricerca affiatati verranno smembrati, le competenze disperse e, anche nel caso in cui ci sia la possibilità di continuare a fare ricerca, sicuramente la produttività sarà più bassa perché un gruppo di ricerca non è la semplice somma delle competenze individuali: è un qualcosa di più che nasce dall’interazione tra le persone e dall’affiatamento sviluppato nel tempo. In questa situazione noi precari abbiamo paura; non solo per il nostro futuro di ricercatori, per il rischio di dover ricominciare da zero, di dover abbandonare con rammarico il nostro paese per continuare a fare ricerca o di dover fare lavori diversi da quelli per cui abbiamo affrontato anni di studio e sacrifici. Abbiamo paura anche per i nostri colleghi precari non ricercatori, per i quali potrebbe essere ancora più difficile trovare un altro lavoro, visto che la manovra attuale vuole tagliare del 50% l’occupazione nella Pubblica Amministrazione.

La paura più grande però è per l’ISAE stesso. Siamo tutti convinti della necessità che un ente del genere debba continuare ad esistere e continuare a svolgere in modo indipendente i compiti per cui è stato fondato. Siamo convinti che le competenze dei ricercatori, tecnologi, tecnici e dipendenti amministrativi non vadano frammentate o addirittura annullate. Siamo convinti che la soppressione dell’ISAE, così come degli altri enti di ricerca, rappresenti un passo indietro nello sviluppo democratico del nostro paese, oltre a rappresentare un impoverimento delle possibilità di crescita future.
Abbiamo paura per il futuro del nostro paese.

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