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Domanda stagnante, progressi per gli ottimizzatori di potenza e i microinverter per moduli, nonché nuove esigenze richieste agli inverter: questi e altri temi sono stati al centro del dibattito alla seconda conferenza di PHOTON sugli inverter svoltasi a Berlino.
Berlino – 13 aprile 2011: La domanda di inverter è crollata del 45 per cento nel giro di quattro mesi e i magazzini si sono riempiti di apparecchi, accumulando ormai complessivi tre gigawatt di apparecchi. Queste cifre sono state presentate martedì da Ash Sharma dell’istituto di ricerche di mercato IMS Research alla PHOTON´s 2nd PV Inverter Conference di Berlino. L’anno passato sono stati venduti inverter per complessivi 21 gigawatt di potenza, di cui il 57 per cento rappresentato da piccoli inverter di stringa, il 42 da grandi inverter centrali e l’un per cento da apparecchi «micro». Si tratta di un mercato che secondo gli analisti crescerà fortemente negli anni a venire, passando dall’attuale mezzo gigawatt circa a oltre due gigawatt nel 2013.
I microinverter e i modelli «imparentati», gli ottimizzatori di potenza, resterebbero però limitati soprattutto al mercato dell’edilizia residenziale, per cui sarebbero destinati a rubare quote di mercato agli apparecchi di stringa, per i quali Sharma pronostica una fetta di mercato del 54 per cento per quest’anno e per quello prossimo.
Secondo la stime di IMS Research, nel 2010 le capacità produttive mondiali erano di 34,5 gigawatt a fronte di una produzione di 23,2 gigawatt. Gran parte di queste capacità, ossia 9,6 gigawatt, sono state messe in campo da SMA Solar Technology AG, mentre al secondo posto avanza sorprendentemente la società italostatunitense Power-One, che ha incrementato la sua produzione dai 570 megawatt del 2009 portandola ai 3,4 gigawatt del 2010, prevedendo di toccare 6,4 gigawatt quest’anno, un exploit che consente al produttore italo-statunitense di avvicinarsi e inseguire a vista SMA, che prevede di mantenere stabile la sua produzione sui dieci gigawatt. «SMA esce come maggior perdente, Power-One come principale vincitore», ha affermato Sharma, individuando la causa non solo nella forza del mercato italiano, su cui Power One è tradizionalmente forte, ma anche nell’approvvigionamento di componenti critici, che alla società emergente con sede affiliata nell’aretino sarebbe riuscito meglio.
Per l’anno in corso le forniture complessive di apparecchi sarebbero previste in stagnazione, ha affermato Sharma, ma dato il prevedibile calo dei prezzi degli inverter dell’otto per cento circa in media, IMS Research si aspetta un fatturato in calo per il settore rispetto al 2010, pronosticando un risultato inferiore ai quattro miliardi di dollari. Le previsioni per lo sviluppo a medio termine, sempre secondo l’analista di IMS Research, sarebbero positive e il fatturato mondiale potrebbe nuovamente raddoppiare entro il 2010, raggiungendo gli otto miliardi di dollari. Il panorama resta dinamico anche a livello di design degli apparecchi, grazie soprattutto agli impulsi provenienti dagli Stati Uniti.
L’ingegnere statunitense Bill Brooks presume che gli apparecchi subiranno un’integrazione sempre maggiore con i moduli fotovoltaici, considerato che in futuro negli Stati Uniti gli inverter di stringa e centrali convenzionali non sarebbero più in grado di soddisfare i requisiti di sicurezza, tra cui il riconoscimento della dispersione a terra sul lato in corrente continua e il riconoscimento di archi elettrici tra componenti del generatore collegati in parallelo. In particolare i grandi apparecchi centrali potrebbero incontrare difficoltà nel riconoscere archi elettrici in prossimità, dato che in questa categoria di inverter i disturbi elettrici sarebbero assai forti.
Al fine di evitare la formazione di archi elettrici, negli Stati Uniti sarebbe in via di definizione un nuovo impianto normativo che dovrebbe prescrivere l’impiego di rilevatori di archi omologati comprensivi di sistema di sezionamento dalla rete per gli impianti fotovoltaici architettonicamente integrati. Brooks ha anche addotto la necessità per gli inverter del futuro di disporre di interfacce che consentano loro di comunicare con i gestori delle reti, una funzione valutata indispensabile per una più vasta diffusione delle centrali fotovoltaiche.
Il gigante degli inverter SMA non ritiene, invece, che esistano motivi rilevanti per impiegare apparecchi integrati negli elementi fotovoltaici o ottimizzatori di potenza, rimandando a uno studio interno in base a cui l’impiego di tali dispositivi risulta superfluo per la maggior parte degli impianti. L’azienda tedesca aveva preso in esame la situazione di ombreggiamento di 150 impianti fotovoltaici, considerando una gamma compresa tra centrali per nulla ombreggiate fino a mediamente ombreggiate ed escludendo le situazioni estreme. Secondo i risultati dello studio, gli ottimizzatori di potenza potrebbero tornare utili solo con ombreggiamenti più accentuati, mentre per ombre incidenti in modo leggero o medio le possibilità di minimizzare le perdite per ombreggiamento sarebbero nulle.
Ai possibili guadagni ottenuti dall’impiego di tracciatori dell’MPP integrati nei moduli si contrapporrebbero le perdite realizzate da questo tipo di apparecchi, per cui la redditività dei tracciatori dell’MPP o inverter integrati nei moduli risulterebbe notevolmente peggiore rispetto a quella di inverter multistringa o centrali. L’impresa, che finora non ha commercializzato sistemi integrati nei moduli, consiglia l’uso di microinverter per moduli solo per centrali di dimensioni molto ridotte e l’uso di ottimizzatori di potenza per generatori soggetti a forti ombreggiamenti.
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