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Hanno un ruolo nella comparsa della malattia, ma anche nelle future terapie il centro Cerifos di Milano porta avanti la ricerca per una chirurgia sempre meno invasiva
I tumori della tiroide sono stati considerati fino a oggi una malattia piuttosto rara (5,2 casi maschili e 15,5 casi femminili ogni 100.000 abitanti), ma il loro costante aumento preoccupa gli studiosi. Si tratta infatti del gruppo di patologie neoplastiche che in dieci anni in Italia è cresciuto di più: del 53,3%, secondo gli ultimi dati raccolti dall’AIRTum – Associazione Italiana Registro Tumori.
E mentre si studiano cause e fattori di questa tendenza, un aiuto per comprendere l’origine di alcuni tumori e per mettere a punto nuove terapie viene dalla ricerca sulle cellule staminali.
«La scoperta della presenza di staminali adulte nella tiroide è piuttosto recente -spiega Samorindo Peci, direttore del centro ricerca Cerifos di Milano-, ma questo campo di studi ha già attirato l’attenzione della comunità scientifica. Le cellule staminali hanno una sorprendente capacità di proliferare e differenziarsi, e questo fa intravedere prospettive straordinarie nel campo della medicina rigenerativa.
Ma queste stesse caratteristiche potrebbero rendere le cellule staminali un pericolo, perché si sospetta che giochino un ruolo importante nell’evoluzione di alcuni tumori tiroidei che non rispondono alle terapie convenzionali».
I tumori della tiroide, infatti, hanno in genere una prognosi molto favorevole, con percentuali di sopravvivenza oltre il 90%. Alcune neoplasie, però, sono particolarmente aggressive: negli ultimi anni è stata avanzata l’ipotesi che possano originarsi da una differenziazione “sbagliata” delle staminali tiroidee, la cui proliferazione continua renderebbe vana la chemioterapia.
La ricerca quindi va in due direzioni, spiega ancora Peci: «Per prima cosa, capire quali stimoli inducono o meno le staminali a trasformarsi in cellule tumorali. Il secondo scopo è comprendere in che modo le cellule staminali della tiroide possono essere usate come veicolatore farmacologico, per indirizzare terapie biologiche su tutto l’asse ormonale».
Il centro Cerifos è attivo nella ricerca sulle staminali della tiroide, in stretta collaborazione con il dipartimento di Chirurgia cervico facciale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e con l’Istituto di endocrinochirurgia dell’Università Cattolica di Roma. «Il nostro obiettivo -conclude Peci- è porre le basi per nuove terapie per la tiroide, organo indispensabile per la fisiologia e il metabolismo dell’uomo. Puntiamo soprattutto a sviluppare le terapie biologiche e una chirurgia sempre meno invasiva, che operi con criteri conservativi dell’organo».
Cerifos - Centro di ricerca e formazione scientifica con sede a Milano diretto da Samorindo Peci, laureato in Medicina all'Università Cattolica di Roma e dottore in Scienze metaboliche, endocrinologia ed endocrinochirurgia sperimentale. Cerifos sviluppa progetti di ricerca nell'ambito dell'immunologia e dell'endocrinologia concentrandosi sulle nuove frontiere aperte dalle terapie citochiniche e citoplasmatiche di tipo autologo. Il portale www.cerifos.it offre a medici e pazienti informazioni sullo stato della ricerca italiana e internazionale in questo campo.
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