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Testamento Biologico

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Scritto da Ufficio Stampa   
Giovedì 28 Luglio 2011 23:12

Per Franco Pannutti, fondatore ANT, è una legge non necessaria.


Franco PannuttiDopo anni di dibattiti, battaglie parlamentari e proposte di legge sul fine vita, il disegno di legge sul testamento biologico è stato di recente approvato alla Camera, tra non poche discussioni che hanno diviso partiti e coscienze. Franco Pannuti, fondatore e presidente onorario della Fondazione ANT – che da oltre trent’anni assiste gratuitamente a domicilio i Sofferenti di tumore – esprime il proprio parere sull’argomento: “La legge sul testamento biologico è una legge non necessaria, che io non avrei fatto. Ciò che la legge italiana prevede, unitamente al codice etico dei medici, ai criteri seguiti da Ippocrate in poi e – se mi consentite – al Vangelo, è più che sufficiente a garantire un fine vita dignitoso ad ogni Persona”.

Prosegue l’oncologo bolognese: “Sull’eutanasia e sui DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento) anche noi come ANT abbiamo già avuto modo di esprimere la nostra opinione e crediamo di poterlo fare in ragione dei risultati che abbiamo ottenuto sino ad oggi: ogni giorno assistiamo gratuitamente a domicilio più di 3.300 Sofferenti oncologici in fase terminale e dall’inizio della nostra attività ne abbiamo già assistiti oltre 80.000. La nostra posizione è chiara – continua Pannuti – siamo contrari a tutto, no all’eutanasia, no all’accanimento terapeutico, no all’abbandono e no ai DAT. Desideriamo sgomberare il campo da argomenti che spesso ci vengono proposti e che ‘sembrano’ così importanti da farci dimenticare altre situazioni, pur apparentemente meno clamorose, che interessano il quotidiano dei Malati in maniera certamente non meno drammatica. Alludiamo ad esempio alla ben nota esistenza di lunghe liste d’attesa per accedere a servizi e consulenze essenziali e ai cosiddetti DRG (Diagnosis Related Groups).

A proposito di questi ultimi, è bene chiarire di cosa si tratta: ogni Paziente ricoverato in ospedale pubblico o in una struttura privata convenzionata (che abbia un infarto o un tumore o altro) ha un destino ‘burocratico’ già segnato. Un Malato, ad esempio, colpito da un certo tipo di tumore, per rientrare nei canoni economico-burocratici decisi a livello regionale, deve essere assistito entro un periodo di tempo predeterminato, al termine del quale si dovrà programmare la sua dimissione. Si tratta ovviamente di valori temporali medi che si riferiscono al gruppo di appartenenza. In sostanza – prosegue l’oncologo – gli amministratori o, se preferite i politici, già da qualche anno cercano di applicare con il massimo rigore possibile questi criteri economico-assistenziali, chiedendo ai medici ospedalieri il controllo ed il rispetto di tali parametri. E’ dunque evidente che, all’insaputa dei Sofferenti, si sta passando da una medicina tradizionale che si ispira alla scienza e coscienza del medico ad una medicina economico-burocratica, in ossequio alla cosiddetta razionalizzazione delle risorse tesa a rispettare i migliori tassi di utilizzo dei posti letto disponibili, il cui numero, com’è noto, si va riducendo ogni giorno.

Per fortuna abbiamo una magistratura in questo caso amica dei pazienti: la Corte di Cassazione con la sua sentenza 8254/11 ha sancito ciò che era ovvio dai tempi di Ippocrate, ovvero che l’osservanza di questa regolamentazione non salva il medico dalle responsabilità penali che possono derivare dalla sua decisione ‘burocraticamente giustificata’. Insomma è il medico ad essere responsabile dei Pazienti e non gli amministratori. Vale la pena ricordare che questa sentenza è stata generata dal comportamento di un medico che ha dimesso un Paziente infartuato alla nona giornata dopo il ricovero, in ossequio alle regole di cui sopra, che ‘regolarmente’ è deceduto a domicilio: la Cassazione ha considerato il medico colpevole. Sono d’accordo con i sindacati quando affermano che ‘andrebbero sanzionate le strutture ospedaliere e non i medici’.

Fino a quando la Sanità Pubblica non verrà riaffidata totalmente alla coscienza di medici che hanno il coraggio di ricordarsi quotidianamente del giuramento ippocratico (con buona pace delle amministrazioni e dei sindacati) difficilmente potremo pensare di risolvere anche i tanti problemi, apparentemente più importanti, connessi con l’eutanasia e con i DAT”, conclude il Presidente onorario di ANT.

www.ant.it

 

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