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Al Teatro Antico di Segesta doppio appuntamento con Menandro
Mercoledì 28 E Giovedì 29 Luglio alle 19,30 al Teatro Antico di Segesta per il Calatafimi Segesta Festival 2010 diretto da Enrico Stassi, doppio appuntamento con la commedia di Menandro.
Tradotte da Mario Prosperi per conto dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, ad essere rappresentate con la regia dello stesso Prosperi, saranno “La donna di Samo” (28 luglio) e “L’arbitrato” (29 luglio); entrambe le commedie si avvalgono, nella originale messa in scena, di maschere tratte dai modellini in terra cotta custoditi nel Museo Archeologico di Lipari, che l’archeologo Luigi Bernabò Brea trovò nei suoi scavi sull’isola e identificò con i caratteri della Commedia Nuova.
Menandro, alla fine del IV secolo avanti Cristo, è il più famoso esponente di questa commedia, chiamata Neà (nuova), che Plauto e Terenzio importarono in seguito nella cultura latina. Tuttavia, prima dei ritrovamenti archeologici di cui si è detto, e prima del lungo e appassionato lavoro interpretativo di Mario Prosperi, questo autore era (e in parte è ancora) ignoto alle scene.
«La lettura, la ricostruzione e l’interpretazione di questo teatro – dice Prosperi - è in pieno svolgimento ed è singolare che questa scoperta sia stata riservata al nostro tempo, un tempo “postmoderno”, di bilanci e di prospettive inedite, così come Menandro occupò uno spazio “finale” nella grande tradizione ateniese e creò di fatto un sistema di comunicazione che avrà il massimo successo nelle generazioni a venire».
LA DONNA DI SAMO di Menandro traduzione e regia Mario Prosperi con Catia Assirelli, Alessandra Cavallari, Andrea Murchio, Mario Prosperi, Marco Santini, Roberto Zorzut voce Maria Piazza maschere Silvio Merlino e Sandro Mautone (dai modellini del Museo Archeologico di Lipari) scena Renato Mambor luci Valerio Di Filippo costumi Beatrice Bordone musiche popolari a cura di Maria Piazza, Adriano Dragotta, Mattia Burgis POLITECNICO TEATRO associazione culturale
In “La donna di Samo” due famiglie sono dirimpettaie sulla stessa piazzetta: la famiglia di Demea, che vive nell’agiatezza, e quella di Nikèrato, povero e di vedute ristrette. La figlia di Nikèrato, Plàngon, in seguito ad una relazione clandestina con Moschion, figlio adottivo di Demea, mentre i genitori sono assenti per un viaggio di affari, ha partorito un bambino.
I due giovani sono innamorati e vogliono sposarsi, ma per non creare scandalo, decidono, di concerto con le donne ed i servi di entrambe le famiglie, di affidare il neonato a Chrysis, la concubina di Demea, che può allattarlo in quanto essa stessa ha partorito pochi giorni prima un bambino, ma lo ha affidato a una casa di orfani, non consentendole il suo status di concubina di allevarlo. Chrysis spera di ottenere l’affetto di Demea per questo figlio, facendolo passare per suo, onde persuaderlo ad accettare un vincolo coniugale al quale finora è sempre stato refrattario.
La bugia, quando tornano i due vecchi, ha conseguenze inattese e dirompenti, finché, chiariti gli equivoci, si celebra, a crepuscolo inoltrato, il matrimonio su cui tutti sono d’accordo fin dall’inizio.
L’ARBITRATO di Menandro traduzione e regia Mario Prosperi con Catia Assirelli, Alessandra Cavallari, Andrea Murchio, Mario Prosperi, Marco Santini, Roberto Zorzut voce Maria Piazza maschere Silvio Merlino e Sandro Mautone (dai modellini del Museo Archeologico di Lipari) scena Renato Mambor luci Valerio Di Filippo costumi Beatrice Bordone musiche popolari a cura di Maria Piazza, Adriano Dragotta, Mattia Burgis POLITECNICO TEATRO associazione culturale
Pànfile è da poco la moglie di Charisio quando, durante un’assenza del marito, partorisce un bambino di cui era già incinta prima delle nozze (la violentò, come essa dice, uno sconosciuto al buio, mentre tornava da una festa). Il bambino, per evitare lo scandalo, viene abbandonato (secondo il costume di allora) con un piccolo corredo di gioielli che possano aiutare un giorno a riconoscerlo.
Charisio, informato da un servo, abbandona la casa e va a vivere di fronte, presso un soldato, la cui schiava, la citarista Abrotono, esibisce come amante. Il padre di Pànfile, Smicrìne, cerca di convincerla a chiedere il divorzio. Intanto, un pastore trova il bambino abbandonato con i gioielli e Onesimo, il servo di Charisio, riconosce tra questi un anello che il suo padrone aveva perso durante una festa. Charisio è dunque il padre del bambino?
La concubina Abrotono, che era stata testimone dello stupro, si presenta a Charisio come la donna da lui violentata, fingendosi madre del bambino. Il soldato, padrone di Abrotono, la libera dalla servitù perché essa possa sposare il ricco Charisio. Ma Abrotono, in realtà, ha voluto la libertà per poter sposare il soldato di cui è innamorata, e rivela che la donna a suo tempo violentata è proprio Pànfile, che Charisio aveva sposato senza riconoscerla. E così restituisce il bambino ai suoi veri genitori (Pànfile e Charisio).
Biglietti € 15, ridotto residenti e possessori biglietti Teatri di Pietra € 8 Biglietterie e circuiti di prevendita: Greenticket - Box Office Sicilia Numero verde GREENTICKET 800.904.560 Ufficio Festival 0924 9505512
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